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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

john-elkann-quad.jpgalpitour-world-logo.jpg“Siamo pronti a valutare la cessione di Alpitour se si presenterà una buona offerta” ha dichiarato al Financial Times John Elkann, presidente della holding Exor ed erede della dinastia Agnelli. Per questo è stata avviata una procedura per capire fino a che prezzo sono disposti a spingersi la decina di private equity e big del turismo che negli ultimi mesi hanno sondato l’advisor Leonardo & Co. Secondo il settimanale RCS Il mondo, tra i candidati si fanno i nomi di Clessidra, Carlyle, Bridgepoint, 21 Investimenti e Axa Private Equity, che una presenza nel settore ce l’ha già, grazie al 6% di Bravofly condiviso col finanziere Francesco Micheli. Ma si parla anche della svizzera Kuoni, dell’inglese Thomas Cook e della tedesca Tui. Exor controlla Alpitour sin da quando Guglielmo Isoardi, erede del fondatore Lorenzo, cedette le sue quote alla allora Ifil. Ma quanto costa Alpitour?  Il 2010 è stato chiuso a 1,23 miliardi di ricavi, 50 milioni di Ebitda e 89,6 milioni di cassa netta. Si ragiona sui multipli dell’Ebitda, pari a 6 volte (quindi 300 milioni) più la cassa: quasi 400 milioni, quindi. Ma le aspettative di Elkann e soci potrebbero essere più alte, viste le buone performance finanziarie e la solidità del Gruppo Alpitour, esaltata dai recenti default di Ventaglio, Teorema ed Eurotravel.

 

daniel-john-winteler.jpgNon le manda a dire Daniel John Winteler, presidente e a.d. di Alpitour World, nella sua veste di presidente di Federturismo Confindustria. Citiamo Il Sole 24 Ore del 16 ottobre 2010, che intitola significativamente il pezzo “Fallimento di una politica - Un governo turista per caso”: siamo a Cernobbio, alla V Conferenza Nazionale sul Turismo, il ministro Michela Vittoria Brambilla ha appena annunciato “Sta nascendo la politica del turismo” e cita dati e provvedimenti. I primi dimostrerebbero che il comparto sente meno la crisi, rispetto ad altri Paesi. I secondi si riassumerebbero nel “codice del turismo”, schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri pochi giorni prima e immediatamente contestato da operatori e associazioni. Tutto questo non basta alle imprese, che di piano strategico sentono parlare da giugno 2008, alla conferenza di Riva del Garda. Winteler lo esprime chiaramente: “In questi due anni le nostre aziende si sono allontanate dal Governo, dal Ministero del Turismo e dalle Regioni perché sono mancati risultati concreti”. Punto.

 

m_vbrambilla2.jpgIl Consiglio dei Ministri risale al 18 settembre e la cronaca è del Corriere della Sera, ma resta gustosa assai, anche qualche mese dopo. Protagonisti il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, e il titolare dell’Economia, Giulio Tremonti, con altri membri della squadra di governo a fare da coro. Brambilla osserva che dopo quattro mesi dall’istituzione del ministero del Turismo non sono state ancora trovate le risorse necessarie. Come dire, mi avete dato il  ministero ma senza soldi. Tremonti replica dicendo che quello del Turismo è un dicastero “senza portafoglio”, mentre qualcuno tra i colleghi sussurra: “Il ministero non te lo hanno dato, lo hai chiesto…”. Brambilla prova quindi a illustrare il suo piano per reperire fondi, che inevitabilmente finirebbe per intaccare le risorse di altri ministeri. Immediata la reazione di Stefania Prestigiacomo, contraria a che la ministra si faccia “il portafoglio a spese dell’Ambiente”. Prima che la discussione prenda una piega polemica Tremonti la butta sull’ironia, osservando come sarebbe necessario un incontro tra ministri interessati perché “esiste un turismo ambientale, ma anche un turismo culturale, un turismo sanitario” e così via. Per non parlare del necessario coordinamento con le Regioni, cui la Costituzione affida le competenze per il Turismo… Non conosciamo la replica della Brambilla, aggiungiamo noi, ma capiamo certi suoi silenzi sul tema, da più 4 mesi a questa parte...

 

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