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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

valtur logo il villaggio siamo noicomposizione loghi toDopo alterne vicissitudini, Ventaglio ritorna sul mercato guidato da Enzo Carella, ex manager di Bruno Colombo. In bocca al lupo a chi ci crede, sebbene il sottoscritto ritenga che l’epopea di Ventaglio e del suo fondatore siano stati fenomeni unici e che recuperare un brand fuori dal mercato dal 2010 sia impresa titanica. Però a credere nel salvataggio di (quel che resta di) un t.o. sono in tanti. Pochi mesi fa il romano Andrea Rastellini, neo-presidente di InViaggi ha rilevato il t.o. ternano dal fondatore Renato Martellotti e conta di rilanciare un brand reduce da un 2016 che l’ha visto sull’orlo del fallimento. Tra i “piccoli”, in ordine sparso: Nicolini Viaggi, bus operator bresciano, ha rilevato il bergamasco Turisberg. La gloriosa Utat Viaggi (fondata a Trieste, passata di mano svariate volte) è finita nel portafoglio del bresciano Caldana, altro bus operator. Nel 2010 la famiglia Uva di Oltremare  T.O. acquisì il controllo del t.o. Caleidoscopio e nel 2015 l’ha inserito nel portafoglio, poi quotato in Borsa, di Caleido Group SpA. Poi ci sono le operazioni più eclatanti: Investindustrial di Andrea Bonomi ha rilevato Valtur da Franjo Ljuljurajr che l’aveva a sua volta ricevuta dai commissari straordinari, che l’avevano a loro volta recuperata dalla deficitaria gestione della famiglia Patti (e mi fermo qui). Alpitour ha acquisito il controllo di Press Tours prima e di Swan Tour dopo. La Eden di Nardo Filippetti ha rilevato Hotelplan Italia (e l’annesso brand Turisanda) dalla proprietà svizzera. Recentemente, Luca Patanè ha collocato nell’infinto portafoglio Uvet anche lo storico t.o. Settemari di Mario Roci. Prima di lui, solo un altro network aveva rilevato un t.o.: oltre una decina di anni fa Bluvacanze rilevò il t.o. Going dal fallimento Parmatour. Quindi, è possibile far risuscitare un tour operator morto, o comunque in gravi difficoltà? Sì, a certe condizioni. Ecco le tre principali: 1) Ci vuole un’idea chiara di cosa farne: quando un t.o. grande rileva un t.o. più piccolo, allora si parla d’integrazione orizzontale (tedeschi e inglesi lo fanno da decenni) e il lavoro è più facile; ma quando è un network a controllare un t.o., oppure un gruppo più composito (che magari fa pure altro), è più complicato. Gli obiettivi devono essere chiari, e gli occhi puntati su due cose soltanto: vendite e costi. 2) Ci vuole un management all’altezza: qui si scontrano due scuole di pensiero, chi lascia i manager che c’erano prima (Alpitour con Press Tours, Eden con Hotelplan - per il momento -) e chi rifà tutto da capo (Investindustrial con Valtur, con la neo-a.d. Elena David); possono funzionare entrambe le cose, ma è fondamentale il ruolo del CEO / dir. generale incaricato dalla nuova proprietà: se è tosto, committed e riconosciuto dal mercato (oltre a conoscerlo come le sue tasche, ça va sans dire), allora la squadra sarà all’altezza e gli obiettivi ben perseguiti. 3) Ci vuole il fattore “c”: se rilevi un t.o. specializzato sul Mar Rosso e arriva la Primavera araba, sei sfigato e non c’è nulla da fare; se controlli un t.o. che - nella programmazione 2017 - ha dentro Egitto, Tunisia e magari pure Turchia, fatti qualche domanda. Ci vuole fortuna, quindi, ma anche intuizione. Perché se nel 2014/15 avessi fiutato l’aria e capito che il Mare Italia avrebbe avuto un boom, allora avresti fatto bene a trattare l’acquisto di Nicolaus o di OTA Viaggi; che però - buon per loro - in vendita non ci sono mai stati.

 

geo logoQuando si muovono i grandi, bisogna stare attenti e capire in quale direzione stanno andando. Alpitour, t.o. numero 1 in Italia, e Costa Crociere, leader in Europa, hanno avviato profonde riorganizzazioni. Pier Ezhaya è il nuovo direttore tour operating delle riunificate divisioni Alpitour e Francorosso. “Ho voluto una squadra corta, con 6 manager (4 di prodotto e 2 di commerciale) che riportano a me. Un’azienda che fa oltre 1 miliardo di fatturato non può essere gestita da un uomo solo: mi vedo come un direttore d’orchestra, non sarò mai un primo violino” dichiara al TTG e sottolinea “I miei due alfieri provengono dalla distribuzione: Alessandro Seghi, ora direttore commerciale e marketing di Alpitour ha un passato professionale in Bluvacanze, mentre Andrea Moscardini, suo corrispettivo in Francorosso, arriva da Welcome. Carlo Schiavon, direttore commerciale e marketing Costa Crociere, si affida al direttore vendite Daniel Caprile, ai tre area manager Marco Ramot, Marco Paolucci e Giovanni Genovese e a una squadra rinnovata. “La nostra forza vendite non era cambiata dal 2009: ai tempi le agenzie leisure erano 13.000, mentre adesso non superano le 8.500. Abbiamo ridotto i commerciali del 15%, attualmente sono una trentina sul territorio e, contando anche la struttura di sede, per il mercato italiano possiamo contare su circa 200 persone tra uffici gruppi, booking, inside sales” racconta al TTG. Nel frattempo Luca Caraffini, CEO di Geo Travel Network, presenta risultati eclatanti: Mare Italia +19,4%; crescita totale del network +6% (il mercato è negativo per l’8%), ma soprattutto Partner e Top Partner +6,07%. Cosa c’entra Geo? Alpitour e Costa Crociere controllano l’80% della rete guidata da Caraffini e dal direttore commerciale Dante Colitta, e quel +6% fa (molto) bene ai loro conti. Possiamo trarre tre conclusioni. Primo, la linea di comando dei grandi t.o. è sempre più corta: spariscono le funzioni intermedie, al CEO / direttore generale risponde il direttore di prodotto / commerciale, che sovrintende direttamente i manager operativi, ovvero coloro che devono generare fatturato (e limitare i costi). I sales seguono le agenzie top, sulle quali si concentrano gli sforzi, mentre le altre vengono seguite in remoto, oppure affidate ai network. Perché (è questa la rivoluzione) costa meno affidare la gestione delle agenzie ai network partner, piuttosto che a risorse interne. Le 2.600 agenzie di Geo e Welcome Travel diventano il vero braccio commerciale di Alpitour e Costa, seguite da sales che le conoscono come le proprie tasche e possono non solo “spingere” Costa e Alpitour, ma “non spingere” i concorrenti. Ergo, chi comanda oggi nel rapporto industria/distribuzione? Innanzitutto Carlo Schiavon e Pier Ezhaya, poi Luca Caraffini e Dante Colitta, quindi Gian Paolo Vairo di Welcome Travel. Dall’altra parte, Alberto Peroglio Longhin di Bluvacanze e Leonardo Massa di MSC. E gli altri? Quasi tutti gli altri, a parte un paio, stanno a guardare.

 

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market-share-box2013-q.jpgsmartbox-logo.jpgSono trascorsi da poco i ponti di primavera 2014, che significano vacanze brevi e vicino a casa. Tempo di crisi, quindi pochi soldi a disposizione. Mancanza di tempo e di denaro, soluzione: un bel gift box. Ovvero quei cofanetti regalo apparsi in Francia nel 2002 e arrivati in Italia qualche anno fa, che fanno bella mostra di sé in espositori ad hoc nelle agenzie di viaggi, ma anche nella grande distribuzione (da Trony all’Esselunga) emozione3-logo.jpge nelle librerie di catena (da Feltrinelli a Borri Books). Nel 2013 il leader francese detiene quasi il 40% del mercato, 5 o 6 marchi si spartiscono il resto. Attivi anche i t.o. italiani, Boscolo coi Boscolo Gift e il Gruppo Oltremare con il Dreambox, mentre Alpitour ha abbandonato il WeBox che aveva lanciato anni fa. Perché i cofanetti hanno successo? Perché seguono le dinamiche dell’acquisto d’impulso, quello che si fa vicino alle casse del supermercato, o attratti dall’offertissima del negozio di abbigliamento: “Ecco, non è che ne abbia proprio bisogno, ma già che c’ero, costa pure poco, l’ho comprato…”. I gift box si vendono a Natale e a San Valentino, più per altri (come regalo di compleanno, ad esempio) che per sé. E il prezzo medio è basso, meno di 100 euro. Chi riceve in regalo il cofanetto è contento? Certo che sì, una cena per due al lume di candela o un week-end in un castello sono sempre graditi. Il fatto è che spesso la cena non può essere consumata il venerdì o sabato, e nel castello ci si può sempre andare, ad eccezione di luglio e agosto, dei ponti, di regalone-logo.jpgNatale e di tutte le feste comandate. A novembre, ad esempio, non ci sono mai problemi di prenotazione. E poi il gift-box, come lo yoghurt, ha una scadenza: dopo un anno o poco più, non è più “redimibile”, quindi non vale più. Come va a finire? Che molti cofanetti non vengono consumati: almeno il 50%, dicono i produttori degli stessi (fonte: UK Gift Card & Voucher Association), ma in Italia la percentuale è ancora più bassa, non più del 30/40%. Ergo, ogni 5 gift box venduti in agenzia, 2 generano guadagno solo per chi li produce: chi lo vende prende una piccola percentuale; chi lo compra perde i soldi; chi lo riceve è come se non avesse avuto nulla. movebox-logo.jpgPerché l’agente di viaggi non fa il suo mestiere? Anziché vendere qualcosa assemblato da altri, perché non è lui a proporre - al cliente che vuole spendere poco e ha fretta - una soluzione personalizzata? Seleziona l’agriturismo sul web, contatta la struttura e prenota, sceglie il Frecciarossa o l’Italo giusto, prenota un’auto a noleggio e la fa trovare in stazione, magari ci mette pure un ingresso nelle terme più vicine. “È complicato, fa perdere tempo, e si guadagna pure poco…” dice lo svogliato agente di viaggi. E il suo mestiere lo fa fare a un altro.

 

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gilardi-andrea.jpgbroccoli-massimo.jpgcaraffini-luca.jpgPerché scriviamo di network su T.O.News, newsletter “interamente dedicata ai tour operator italiani”? Perché la polemica ha sì per oggetto le agenzie, ma è stata innescata da due t.o. Di quelli “pesanti”. Riassumiamo: la distribuzione turistica in Italia oggi è dominata da 5 o 6 “macro-aggregazioni”: Geo Travel Network, Welcome Travel, Uvet ITN Last Minute Tour, Gattinoni Mondo di Vacanze, Bluvacanze, Robintur. Semplificando, le agenzie possono essere indipendenti (Geo, Welcome, Uvet, parzialmente Gattinoni MdV), oppure di proprietà (Bluvacanze, Last Minute Tour, Robintur, il resto delle Gattinoni MdV). La cosa si complica quando a controllare le reti sono altri attori della filiera, ovvero Alpitour e Costa Crociere (Welcome Travel e Geo), oppure MSC Crociere (Bluvacanze). Ovvio che alle agenzie afferenti a questi gruppi vengano richieste performance speciali, sui prodotti Alpitour, Costa o MSC. Il destino dei competitor (da Eden Viaggi a Veratour) è quindi finire gradualmente ai margini del mercato? No, perché la più recente evoluzione sono i “network virtuali” o “non convenzionali”, ovvero trasversali a tutti gli altri. Il più rappresentativo è quello di Veratour (750 punti vendita Verastore destinati a toccare quota 1000 entro il 2017 e a sviluppare il 60% del fatturato totale del t.o. romano), che il dir. commerciale Massimo Broccoli presenta così: “Non credo che il percorso avviato con le agenzie Verastore possa essere visto dai network come una minaccia. Il nostro è un percorso graduale, che ci permette di andare a prendere un’area di mercato precisa, che esiste ed è forte”. Andrea Gilardi, COO di Alpitour T.O., non è d’accordo, e alla recente Convention Gattinoni Mondo di Vacanze lo dichiara pubblicamente: “La posizione di Veratour va rispettata, ma le agenzie fanno già molta fatica ad affermare la propria identità e ciò si complica ulteriormente quando sul progetto di una rete se ne instaura un altro trasversale: ovvero quando qualcuno va a pascolare nel perimetro di un network”. A dargli manforte interviene Luca Caraffini, CEO di Geo Travel Network: “Con il progetto Verastore, Veratour occupa la vetrina. Ma lo spazio del brand dovrebbe essere dell’agenzia in primo luogo, poi del network. Se si aggiunge anche il tour operator, diventa un caos”. Riassumendo: Veratour cerca di farsi spazio nell’area presidiata dai t.o. che controllano reti (Alpitour) e dalle reti stesse (Geo partecipata di Alpitour). Ovvio che né Alpitour né Geo accolgano Veratour con un “Prego, sior, si accomodi!”. E certo non staranno a guardare i t.o. competitor, come Eden Viaggi o Settemari o Hotelplan. Qual è la morale della storia? Che a comandare i destini della distribuzione tradizionale non siano né i network, né tantomeno le agenzie, ma i t.o. Proprietari e non.

 

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