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avoris globalia comboSembrava un’operazione finanziaria da manuale, invece... Premessa: manca solo il placet dell’Autorità Garante della Concorrenza (come testimonia il comunicato stampa diffuso da Globalia), poi l’accordo siglato il 25 novembre 2019 da Simón Pedro Barceló e Javier Hidalgo sarà efficace e porterà alla fusione della divisione Ávoris del Gruppo Barcelò con quella corrispondente di Globalia. Nascerà un colosso da 3,7 miliardi di euro di fatturato annuale, 35 marchi in portafoglio, oltre 6.000 dipendenti e 1.500 agenzie di viaggi. Barceló porterà in dote il marchio B the Travel, Catai, Rhodasol, Bedtoyou, BCD Travels e BCD Meetings & Events; oltre alla compagnia aerea Evelop, che dispone di sei aeromobili. Da parte sua, Globalia metterà a fattor comune Halcón Viajes, Viajes Ecuador, Geomoon, Travelplan, Welcome, Globalia Meetings & Events, Globalia Corporate Travel e Globalia Autocares. Tutto bene: no, perché esattamente una settimana dopo, stavolta da Barcelò si viene a sapere che “il 2 dicembre 2019 Gabriel Subías ha annunciato che lascerà, dopo 8 anni e di comune accordo con il Gruppo Barcelò, la posizione di CEO di Ávoris”. Non è un’uscita indolore, visto che Subías è stato l’artefice dell’accordo Barcelò/Globalia e sarebbe probabilmente divenuto il CEO della nuova società. Non basta, perché sette giorni dopo, il 9 dicembre, apprendiamo da preferente.com che lascerà anche il direttore generale di Ávoris: chi è? Alejandro Subías, fratello di Gabriel ed entrato anche lui in Ávoris nel 2011, dove “ha guidato l’espansione nazionale e internazionale di Ávoris, moltiplicando per sei volte le sue dimensioni iniziali”. Insomma, con i fratelli Subías (CEO e DG) fuori, non una fusione che nasce sotto i migliori auspici. Tanto per rivangare il passato, entrambi i gruppi con sede a Palma de Mallorca vantano esperienze non felici col mercato italiano: partita lancia in resta, a luglio 2018 Barcelò è stata sconfitta da Alpitour nello scontro per l’acquisto di Eden; nell’ormai remoto 2010 Globalia portò il suo t.o. Travelplan in Italia, ma l’operazione venne chiusa solo due anni dopo.