CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

whatsup327 qFaccio (anche) l’head-hunter, quindi mi occupo di selezionare manager e dirigenti per conto di medio-grandi imprese turistiche. Solo nel turismo, e per fortuna che da qualche tempo le nostre aziende hanno ripreso ad assumere. Ora sono a caccia di un Direttore Operativo per una catena alberghiera con base a Bologna: ruolo di rilievo, posizione dirigenziale, stipendio e benefit cospicui. Non capita spesso di selezionare profili così alti, quindi mi sono detto: “Bene, riceverò candidature tecnicamente perfette, sarà una passeggiata”. Non è stato così. Eppure l’annuncio pubblicato lo spiegava chiaramente: “I candidati sono pregati di inviare CV in italiano e formato .doc, lettera motivazionale e foto recente all’indirizzo xy”. Invece no. E col “tu” mi rivolgo a coloro che si sono candidati.

Quelli che mandano il primo CV che hanno a disposizione - Perdo un sacco di tempo a redigere la job description, due pagine che dicono tutto o quasi (retribuzione esclusa, in Italia non si usa): contesto aziendale, mansioni, KPI Key Performance Indicators, conoscenze e competenze professionali richieste, termini contrattuali. Allora perché devo ricevere un CV dal telefonino? Soprattutto se chi me lo manda si è dimenticato, sotto la firma, l’annotazione “Inviato da iPhone”. Ti candidi per un ruolo di rilievo, del tuo CV leggerò ogni singola riga e peserò ogni minimo dettaglio, e tu non hai tempo/voglia di andare al PC e mandarmi un’email scritta bene? Mi vien da pensare che questo posto di lavoro ti interessi quanto un like su Facebook, ma magari mi sbaglio.

Quelli che il CV non è aggiornato e/o personalizzato - Se c’è un documento soggetto a continui aggiornamenti, questo è il CV: se occupi posizioni manageriali e hai più di 35 anni, avrai cambiato più aziende e io devo trovarne traccia dettagliata. Perché allora non so cosa hai fatto negli ultimi dodici mesi? Sul CV leggo che hai lavorato da XY fino a ottobre 2020, e poi? Vacanza, periodo sabbatico, cambio di settore? Inoltre, se i lavori sono diversi, anche il CV dev’essere diverso, quindi personalizzato. Se ti candidi per una posizione sales, voglio leggere in grassetto e corpo 14 tutte le esperienze commerciali, meglio se con qualche numero. Se ti candidi come GM, voglio leggere in grassetto e corpo 14 dove hai lavorato come GM, con quali responsabilità e con quali risultati. Meglio se con qualche numero. I numeri piacciono a tutti, head-hunter e clienti.

Quelli che il CV dice una cosa e il profilo su LinkedIn un’altra - L’unico social utile, per chi fa il mio mestiere, è LinkedIn: punto. Il profilo su LinkedIn dev’essere lo specchio digitale del CV: ovvero, deve contenere tutto il percorso professionale, ma arricchito della parte multimediale. Allora perché ricevo CV di 4 pagine e il profilo su LinkedIn è di poche righe striminzite? Perché spesso non ci trovo neanche una foto? Perché non c’è un articolo, una presentazione in Power Point, un’intervista che hai fatto a una radio, il video di una presentazione aziendale? Tutte cose che fai con un telefonino, ma che non hai tempo/voglia di mettere su LinkedIn.

Quelli che sul CV non scrivono né la data di nascita né dove risiedono - Questa è una novità: quando mi occupavo di selezionare il personale (in Alpitour e in Viaggi del Ventaglio, tanti anni fa) tutti i candidati scrivevano quanti anni avevano e dove abitavano (anche per far sapere se spedirli ai Caraibi da Catania o da Verona...). Adesso no, ricevo CV impestati di informazioni inutili (il liceo dove hai conseguito il diploma, la patente C presa al servizio militare, i tuoi hobby - calcio, pesca e collezionismo vintage) ma non luogo e data di nascita. E neanche dove abiti. Lo so io perché. Perché succede che i profili ricercati abbiano un limite di età (le aziende turistiche assumono malvolentieri gli over 50, se non sono dei geni) e preferiscano prendere qualcuno che non abita troppo lontano (se l’impresa è di Roma, difficile assuma uno di Trento). Chi non scrive età o residenza, nel 90% dei casi, spera di sfangarla: “Intanto mando il CV, poi magari se mi prendono glielo dico...”. E io lo sgamo (si può dire sgamo?) in un attimo, perché faccio i conti con l’anno nel quale ti sei diplomato (e se non me lo scrivi sul CV, lo trovo su LinkedIn) e poi vado su Facebook e mi faccio un giro nella tua collezione di foto: scommetti che ci prendo?

Quelli che mandano il CV in inglese e in .pdf, quando io lo voglio in italiano e in formato .doc editabile - Perché il CV lo voglio in italiano? Perché il lavoro è in Italia, per un’azienda italiana e perché il 90% del tuo tempo lo passerai parlando e scrivendo in italiano. Perché mi mandi il CV in inglese? Per dimostrare che sai la lingua? No, perché quello ce l’hai bello pronto (se lavori in un’azienda straniera, è d’obbligo) e ti fa fatica tradurlo, anzi, riscriverlo, in italiano. Secondo, perché lo voglio in formato .doc editabile e non .pdf? Perché ci devo lavorare sopra e migliorarlo. Perché magari hai usato una foto vecchia di anni, perché prima mi hai scritto i tuoi studi e poi il percorso professionale, perché non hai usato l’ordine cronologico inverso (errore gravissimo, ho bocciato candidati solo per questo!). Il tuo CV - dopo il mio trattamento - migliora, quindi fidati.

Quelli che non mi mandano la lettera motivazionale o “cover letter” - Una buona candidatura, per ruoli da quadro in su, è composta da due elementi: il CV e una lettera di accompagnamento; questa è fondamentale, perché se il CV illustra chi sei, la lettera spiega perché ti ritieni adatto alla posizione per la quale ti candidi. Devi leggere bene l’annuncio, ancor meglio la job description e quindi scrivere: “Io so fare questo e so fare quest’altro, se mi assumeste potrei aiutarvi a fare questo e pure quest’altro”. Ho fatto assumere dirigenti sulla base della cover letter, e non del CV. E c’è ancora chi mi scrive “In riferimento alla Vs ricerca, invio in allegato il mio CV” e basta. Cercassi un maître - con tutto rispetto per i maître - magari mi accontenterei pure. Ma un manager o un dirigente, no. Una buona lettera d’accompagnamento è come la sinossi di un bel film: la leggi con piacere e ti fa venir voglia di vederlo.

Quelli che al colloquio di selezione non vengono perché il treno costa troppo - 150 euro, da Roma a Milano e ritorno, su Italo o Frecciarossa. “Non me lo posso permettere, ho troppe spese, non è che il colloquio può farmelo su Zoom?” Incredibile, vero? Eppure mi è appena successo. A parte che io non sono una start-up lituana e i colloqui - viste le posizioni che cerco - li faccio solo in presenza; a parte il fatto che Zoom e tutte le piattaforme - dopo l’indigestione pandemica - mi fanno schifo. A parte questo, dicevo, forse avrei dovuto indicare al candidato risparmioso che - se alla fine fosse stato assunto - 150 euro li avrebbe guadagnati in due ore di lavoro? Vabbè, me ne sono dimenticato.

Mi fermo qui, la prossima puntata è dedicata ai colloqui di selezione.