CHI E' ROBERTO GENTILE

rgentile sett21

L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

      bann nicolaus feb22 160x124



T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

glamour qluca buonpensiere qNel 2019 61 milioni di euro di volume d’affari leisure, tra t.o. e biglietteria. 6 milioni di business travel. 48 dipendenti (assunti anche i commerciali). Fondato nel 1993 a Viareggio, rilevato nel 1994 dal titolare attuale. Sede di proprietà. Scommetto che una buona parte dei lettori di T.O.News (quindi di addetti ai lavori) non solo ignori Glamour Tour Operator, ma non abbia idea di chi sia il titolare e - peggio ancora - non sia mai stata a Viareggio. Peccato, perché la Versilia merita: non a caso Briatore - che è di Cuneo - ha aperto il suo Twiga da quelle parti. Glamour Tour Operator è di Viareggio, provincia di Lucca, dove devi andarci apposta, non è che ci passi per andare da Roma a Milano. Ed ecco perché fa 60 milioni e non lo sa nessuno.

1. In provincia si lavora bene, e il personale è affezionato. Valeva la stessa cosa nell’Alpitour di Cuneo, trent’anni fa, o nella Eden Viaggi di Pesaro, quindici anni fa. Intorno a un’idea imprenditoriale si aggregano menti giovani, magari senza esperienza, ma con curiosità e voglia di lavorare. Dopo dieci o vent’anni quell’esperienza è maturata, la voglia di lavorare c’è ancora, lo stress della città è sconosciuto. La mattina si portano i bambini a scuola, a pranzo si torna a casa, alla cena di Natale non manca nessuno perché tutti abitano nel raggio di 10 chilometri. E poi, vogliamo dirla tutta? In provincia i matrimoni reggono più che in città, uno stress in meno. Infine, non è che si abbiano (a Cuneo, a Pesaro, a Viareggio) tante alternative di lavoro, nei viaggi...

2. Poche cose, ma quelle si fanno al meglio. Tour operator lungo raggio (America, Africa, Australia e Pacifico, Oceano Indiano, Medio e Lontano Oriente), biglietteria come consolidatore per 800 agenzie, business travel e MICE. Glamour fa solo tre cose, punto. Europa e corto raggio? No. Sharm El Sheikh e Djerba? Neanche. Incoming sull’Italia (caspita, siamo in Versilia)? Mai preso in considerazione. Programmare il lungo raggio è cosa complicata (pensate a Quality Group o a Viaggi dell’Elefante, ad Alidays o a Idee per Viaggiare): servono risorse preparate, conoscenze approfondite, destinazioni conosciute a menadito (altro che Google + Booking). E se perdi il PM sul Messico non ci puoi mettere quello dell’Australia. Ovvio che le agenzie te lo riconoscano, e se il preventivo gli arriva in due ore, anziché in due giorni, sono contente.

3. È la testa che conta, e Luca Buonpensiere ce l’ha. Torinese di nascita, ma viareggino di adozione, liceo classico, scienze politiche in università (non terminata, c’era da lavorare) a Pisa. Famiglia di albergatori (padre Enrico presidente storico della Coalve, la cooperativa degli albergatori viareggini), turismo vissuto fin da piccolo, ma chi in Versilia non c’ha a che fare?! Gestisce Glamour T.O. dal 1994, subito IATA, il primo business è fornire biglietteria aerea alle agenzie, il lungo raggio segue naturalmente. Dopo quasi trent’anni Buonpensiere fa ancora quello che ha pensato allora, solo che - udite, udite, siamo a Viareggio, non nella Milano social e tecnologica - non smette mai di aggiornarsi, imparare, sperimentare. E rischiare, del suo, perché in provincia i fondi speculativi non arrivano e se vai fuori col fido ti trovi il direttore della banca di credito cooperativo locale che ti aspetta al bar di sotto.

“Nel 1994, insieme a quattro soci, mio padre comprò Glamour, che aveva due anni di vita: pensavano (o almeno così fu loro spacciata) che fosse un’attività in grado di portare stranieri in Versilia e quindi creare indotto alle loro attività alberghiere. Dopo pochi mesi mio padre, che non mi aveva detto nulla dell’operazione, chiese a me di occuparmene, visto che lui non ne sapeva molto. Ricordo che era venerdì e l’unica dipendente sarebbe andata in ferie il lunedì successivo. È iniziata così”.

Ecco Glamour. Di Viareggio. E se non la conosce nessuno, tanto meglio.

 

creo team qcreo logo qcreo (con la “c” minuscola), tour operator di Pesaro attivo da meno di un anno, è un’operazione coraggiosa, per almeno tre motivi. A cominciare dalla compagine societaria, la F.J. Srl fondata da Fabrizio Imperatori (CFO di Eden Viaggi dal 2010 al 2020) e Jury Truffelli (responsabile controllo di gestione di Eden Viaggi dal 2010 al 2021) e dal management, incarnato dal direttore di prodotto Luigi Leone (PM Made by Eden Viaggi dal 2008 al 2021) e dalla direttrice commerciale e marketing Anya Bracci (in Eden dal 2004 al 2021, sales manager dal 2017).

 

Primo motivo di curiosità, quindi, la provenienza di tutti e quattro i creatori di... creo da quel bacino di professionisti e manager delle vacanze che la Eden Viaggi di Nardo Filippetti (ceduta ad Alpitour a luglio 2018) ha alimentato per 35 anni. Professionalità che era giusto trovasse spazio in una prospettiva diversa da quella che Alpitour ha previsto per la “sua” Eden.

 

Secondo, la sede a Pesaro, vivace capoluogo sull’Adriatico, lontano dal classico asse Milano / Roma (con estensioni a Torino e Genova) della tourism industry italiana. Pesaro oggi un po’ come Cuneo trent’anni fa, quando il tour operator leader delle vacanze era ancora acquartierato nella Granda. Si lavora bene in provincia, con più calma e meno stress che in città.

 

Infine, il claim che creo ha lanciato quando è partita a ottobre 2021 (un anno e mezzo di pandemia, per dire): “Nei momenti difficili si creano le grandi occasioni”. Infatti, solo mete medio e lungo raggio, rigorosamente selezionate, curate (scuola Eden) nei minimi dettagli. Coraggio e intraprendenza, quindi.

 

E una bella squadra, meritoriamente presentata on line, persona per persona.

 

pompili family mar19 qNel nostro settore, Veratour vanta un record incontrastato: ventinove bilanci in utile, corroborati da un volume d'affari 2018 pari a 224,3 milioni di euro, in crescita del 10,2 % rispetto al 2017, e un mol che cresce del 13,3 % fino a quota 13,8 milioni di euro. Obbiettivi del prossimo triennio: 245 milioni nel 2019, 265 nel 2020 e 285 nel 2021. Alla portata del tour operator fondato da Carlo Pompili e guidato coi figli Stefano e Daniele, grazie a due - tra i tanti - vantaggi competitivi: una guida saldamente in mano alla proprietà, fortemente coinvolta nella gestione operativa e che, come top manager esterno, negli ultimi anni ha accolto solo il direttore commerciale Massimo Broccoli; la resilienza, testimoniata dai numeri snocciolati dal direttore generale Stefano Pompili “Se nel 2011 Egitto e Tunisia rappresentavano, con 62 milioni di euro, il 34% del fatturato di Veratour, negli anni successivi le cifre sono calate e nel 2016 erano al minimo storico. Dal 2018 si sono intravisti segnali di ripresa e le nostre previsioni per il 2019 sono intorno ai 49 milioni di euro, con uno share del 20%”. Chapeau a chi riesce a perdere qualche decina (!) di milioni di fatturato tra il 2012 e il 2016 e a crescere nonostante tutto, mentre i concorrenti sulle medesime destinazioni vengono salvati da un cavaliere bianco (Swan Tour e Settemari, tanto per non fare nomi...).

 

luongo pagheraixpira logoGuy Luongo (nella foto è quello alto) è un capitano di lungo corso: classe 1960, romano, laurea in antropologia, back-ground nell’aviation, è a lui che si attribuisce il merito di aver fatto esplodere il fatturato di Albatravel, alla quale ha dedicato vent’anni (dal 1997 al 2017). Due anni fa, con Marco Paghera (trascorsi in Francorosso, Jumbo Tours e Worldwide Hotel Link di Albatravel), Luongo ha fondato Ixpira, piattaforma rigorosamente b2b e in aperta competizione con la stessa Albatravel, Italcamel e Easy Market. 16 milioni di euro di fatturato nel 2018 (primo anno), 34 nel 2019 e 68 previsti nel 2020. Un accordo appena firmato con la britannica Jet2holidays. 1000 hotel italiani in portafoglio, obiettivo 8000 entro il 2022. Collaborazione con tutte le agenzie di viaggi italiane, dalle 3000 di oggi. Luongo e Paghera hanno le idee chiare, che riassumono così: “Lavoriamo solo con il trade, il b2c è troppo impegnativo e non c’interessa. In Italia ci sono 34.000 hotel, dei quali il 95% indipendenti: puntiamo a selezionarne 8.000, scelti uno a uno, di persona e con una stretta di mano, altro che logaritmi. Jet2holidays è solo l’inizio: la nostra piattaforma è perfetta per i grandi t.o. mondiali, prezzo e qualità sono garantiti”. A qualcuno in Albatravel stanno fischiando le orecchie.

 

marco peci qSono al terzo posto per fatturato, nella classifica 2018 dei tour operator italiani (quindi non considerando i croceristi). Dietro l’inarrivabile Alpitutto e il villaggista Veratour, il Gruppo guidato dal presidente Michele Serra e dal direttore commerciale Marco Peci (in foto) chiude il 2018 con un fatturato di 150 milioni di euro e un più 8% sull’anno precedente. Costo medio pratica 6.000 euro, clientela orientata al consumo di viaggi culturali ed età media marcatamente over 50. Come si spiega il successo di un operatore che con i suoi nove brand (Mistral, Il Diamante, Exotic Tour, Latitud Patagonia, Discover Australia, America World, Brasil World, Europa World, Italyscape) copre praticamente tutto il mondo, ma non compra un solo posto charter e non ha mai programmato il Mar Rosso? Tre motivi: primo, conoscenza maniacale del prodotto. Si sa (non è leggenda metropolitana) che Michele Serra dedica parte del suo tempo alla compilazione di preventivi di viaggio per la Cina, magari per affezionate agenzie e clienti di riguardo. Se è l’esempio che trascina, mi aspetto che in Latitude Patagonia sappiano a memoria l’altezza del Cerro Torre e in Brasil World la lunghezza del Rio delle Amazzoni. Secondo, hanno occupato una nicchia appetitosa: perduto lo smalto (e la clientela) dei bei tempi, Kuoni e Gastaldi, Utat e Francorosso, Caleidoscopio e Chinasia hanno reso disponibile il made-to-measure “ricco”, ovvero pratiche che le agenzie possono o far da sole (rischio) o affidare a Quality (sicurezza). Terzo, understatement sabaudo: avete mai letto una dichiarazione sopra le righe di Michele Serra? Avete mai sentito Marco Peci proclamare: “Faremo 200 milioni nel 2020!”. Mai. Non è da loro, non sanno proprio come si fa. A Torino si deve solo più lavorare, a testa bassa, e preparare bei preventivi.