Tre esperienze di viaggio da ultraricchi, quelli con patrimonio personale superiore a 30 milioni di dollari
Saliamo un gradino, passiamo agli ultraricchi, ovvero gli UHNWIs Ultra High Net Worth Individuals: quelli che hanno un patrimonio investibile superiore a 30 milioni di dollari (non considerando immobili a uso residenziale e beni di consumo durevoli, tipo Ferrari o jet privati). Tre esempi noti a tutti: Bernard Arnault di LVMH, Amancio Ortega di Zara e la famiglia Ferrero (quella della Nutella). Dove vanno in vacanza gli ultraricchi? Certo non a Montecarlo o col solito yacht-ferro da stiro in Costa Smeralda. Ma (sorpresa) in Norvegia, in UK e Roma. Norvegia – Il viaggio artico si compie a bordo di Legend, imbarcazione da spedizione di 77 metri con scafo rompighiaccio di Classe 1B, convertito in superyacht ultra-lusso per soli 26 ospiti. La rotta penetra nei ghiacci più fitti delle Svalbard e della Norvegia settentrionale. L'esperienza include una pista di atterraggio per elicottero privato per effettuare heli-skiing su vette vergini, un sottomarino a tre posti per l'esplorazione dei fondali polari, una spa balinese completa e una sala cinema. A bordo, il servizio è orchestrato da un equipaggio e un team di spedizione fino a 26 persone, integrato da guide alpine e biologi. Durata: 7 giorni. L'esperienza è proposta e coordinata sul mercato ultra-high dal broker d'élite Y.CO in collaborazione con le divisioni spedizioni di Abercrombie & Kent. Il prezzo stimato per il noleggio dello scafo in totale riservatezza per una coppia parte da circa 300.000 € a settimana. Scozia e Londra – Il privilegio della Corona si materializza in Scozia con l’accesso esclusivo a sale storiche del Castello di Glamis (residenza dei conti di Strathmore, famiglia della Regina Madre) normalmente precluse al pubblico, dove la coppia partecipa a una cena di gala curata da uno chef stellato e a una degustazione di whisky rari in un’area storica riservata. Un elicottero privato conduce poi a Londra per una visita fuori orario della Torre di Londra, guidati da un capo dei custodi storici (Yeoman Serjeant), con accesso riservato ai Gioielli della Corona in un contesto di massima privacy. Durata: 4 giorni. Operatore: Made for Scotland con Abercrombie & Kent. Prezzo per coppia: 85.000 €. Roma – Nella Capitale la coppia accompagna all'alba il Clavigero nell'apertura dei Musei Vaticani, sostando in solitudine nella Cappella Sistina. Dopo la colazione nel Cortile della Pigna e il soggiorno nella Bulgari Suite dell'omonimo hotel, l'itinerario prevede l'apertura notturna di Palazzo Doria Pamphilj per una cena di gala nella Galleria degli Specchi come ospiti dei principi, con visione privata di tele di Caravaggio. Il viaggio include un appuntamento privato riservato nella boutique storica Bulgari di Via de' Condotti per visionare pezzi unici di alta gioielleria. Durata: 3 giorni. Operatore: divisione ultra-high di Eluxtravel con concierge specializzato. Prezzo per coppia: da 95.000 €. Ergo, la proposta più economica costa 85.000 €. Sapete quanto costa una settimana di soggiorno in uno dei resort più esclusivi delle Maldive, il Six Senses di Lamu? La prossima settimana, una overwater Ocean Villa con piscina privata viene via con meno di 30.000 dollari: roba da barboni...
Boom dei viaggi di lusso in agenzia: le eccellenze di Francia, Germania e UK
Perché il lusso cresce, mentre il medio stagna? Semplice, perché i viaggiatori alto-spendenti non cercano più solo comfort: puntano su emozioni autentiche, accessi privilegiati, sostenibilità selettiva e racconti unici. Privilegiano esperienze immersive (wellness, gastronomia esperienziale, avventura soft, private jet o yacht) rispetto ai beni materiali. La polarizzazione del mercato è netta: la fascia media soffre per prezzi percepiti alti senza valore aggiunto sufficiente, mentre il top beneficia di margini elevati, fedeltà del cliente e passaparola. Post-pandemia, la domanda di “viaggi che cambiano” è esplosa tra clienti 40-60 anni (e Millennial affluent in crescita), spesso multigenerazionali, disposti a pagare (molto) di più per serenità, customizzazione e unicità. Ecco tre player che definiscono lo standard nei rispettivi Paesi: Eluxtravel in Francia, Abercrombie & Kent nel Regno Unito e Windrose Finest Travel in Germania. Francia: Eluxtravel Fondata a Versailles da Frédéric Savoyen nel 2014, Eluxtravel è l’esempio più chiaro di come il lusso francese abbia smesso di vendere “viaggi” per proporre solo esperienze identitarie. Il cliente tipo è un HNWI parigino o della Côte d’Azur, abituato a servizi sartoriali e a un rapporto quasi curatoriale con il travel designer, al quale è richiesta attitudine all' "emotional selling". Il ticket medio supera tranquillamente i 20–25.000 € a coppia, con forte domanda di Maldive, Polinesia, Africa e resort signature. La forza di Eluxtravel è la messa in scena: contenuti editoriali di altissima qualità, consulenti che sembrano personal shopper del viaggio, e un modello che punta su un mix di tecnologia e relazione umana molto francese, molto premium. Regno Unito: Abercrombie & Kent Pioniere dal 1962 con i primi safari di lusso in Africa, oggi A&K è probabilmente il brand più riconosciuto del lusso mondiale. Sede a Cheltenham, Gloucestershire (UK) e dal 2019 proprietà di Heritage Group, holding monegasca guidata da Manfredi Lefebvre d’Ovidio (l’ex proprietario di Silversea Cruises). Il valore aggiunto di Abercrombie & Kent è la rete proprietaria di DMC: guide, lodge, campi tendati, logistica. Non “compra” il lusso, lo produce. Il cliente britannico alto-spendente è esigente, poco incline al rischio e molto attento alla qualità dell’esecuzione. Qui il ticket medio parte da 18–20.000 €, ma le spedizioni in Africa o Sud America superano facilmente i 30.000. A&K è la risposta per chi vuole un viaggio impeccabile, documentabile, con standard operativi quasi da corporate travel ma applicati al leisure ultra-premium. Germania: Windrose Fondata nel 1973, in Germania il riferimento è Windrose Finest Travel, storica agenzia berlinese specializzata in viaggi di fascia altissima. Il cliente tedesco luxury è meno “edonista” del francese e meno “avventuroso” del britannico: cerca sicurezza, affidabilità, trasparenza. Windrose lavora con itinerari complessi, spesso su misura, con un ticket medio tra 15.000 e 22.000 €. Il punto di forza è la consulenza tecnica: briefing dettagliati, documentazione impeccabile, partner selezionati con criteri quasi ingegneristici. È un lusso meno glamour, più strutturato, più “tedesco”: e funziona alla grande. Eluxtravel, Abercrombie & Kent e Windrose detengono un DNA comune: iper-personalizzazione, reti locali forti, esperienze esclusive e un focus sul viaggiatore come individuo unico. Per gli operatori europei specializzati, la lezione è chiara: differenziarsi attraverso nicchie esperienziali, partnership cross-border e pacchetti ibridi che valorizzino il patrimonio continentale. Il mercato alto-spendente premia chi elimina frizioni, garantisce accessi unici e consegna emozioni durature. Ma per fare tutto questo non ci si improvvisa: operatori del lusso si nasce, non si diventa.
Una lezione per le agenzie di viaggi, perché l’AI di Gemini straccia anche la storica libreria Hoepli di Milano
Chi non è di Milano forse non sa che la storica libreria Hoepli, fondata nel 1870 e simbolo della cultura ambrosiana, il 30 aprile 2026 chiuderà per sempre. I 200.000 libri che affollano i quattro piani della sede in Via Hoepli 5 (pieno centro di Milano, a due passi dalla galleria Vittorio Emanuele) lasceranno spazio all’ennesimo hotel a 5* stelle, obiettivo dell’acquisto dell’immobile da parte del solito fondo USA. La Hoepli, casa editrice rinomata per manuali tecnici e per la scolastica, oltre che libreria frequentata dalla buona borghesia milanese, chiude per dissidi familiari e perché le vendite crollano, ma soprattutto perché non ha saputo adeguarsi al cambio epocale ingenerato dal web. Premesso che - dopo il fuoco fatuo della pandemia, che aveva rilanciato la lettura - in Italia si leggono sempre meno libri e che a breve distanza dalla Hoepli la concorrenza in libreria si chiama Feltrinelli, Mondadori e Rizzoli, ho sottoposto la Hoepli a un test. Il cui risultato spiega - tra i tanti motivi già elencati - perché una novantina di dipendenti sta per perdere il lavoro. Cerco un tema ostico e scelgo “genesi e interpretazione della preghiera nella religione”, partendo da un’affermazione del filosofo razionalista olandese Baruch Spinoza, il quale “critica ogni preghiera intesa come richiesta di intervento divino perché pregare per ottenere favori significa non comprendere la natura di Dio” (dal “Tractatus Theologico‑Politicus” del 1670). Entro in Hoepli, salgo al quarto piano, reparto Filosofia e Religioni e chiedo all’esperto della materia (in libreria ce n’è uno per ogni tema: storia, geografia, narrativa italiana e straniera ecc.) di indicarmi un saggio che possa appunto spiegarmi il significato della preghiera nelle religioni. Il libraio è boomer come il sottoscritto, lavora in Hoepli dal 1999 e si occupa della materia da sempre, quindi chi più titolato di lui?! Esordisce con: “Il testo di riferimento è ‘L’essenza del cristianesimo’ di Ludwig Feuerbach, ma è del 1841 (! - ndr), forse un po’ datato...”, prosegue smanettando non su Google, ovvio, ma – se ho intravisto bene - su OPAC SBN, il catalogo ad accesso aperto del Servizio Bibliotecario Nazionale, alimentato dalle migliaia di biblioteche italiane che vi partecipano, quindi il sito che dovrebbe elencare TUTTI i libri pubblicati in Italia, ma non trova nulla; alla fine si alza, raggiunge la sezione “Religione e filosofia” e controlla ogni singolo volume in scaffale: “Questo no, questo neanche, questo è un tomo... mi spiace, non c’è nulla”. Lo ringrazio per l’impegno, scendo le scale e abbandono la Hoepli, con tanta mestizia, visto che è l’ultima volta che ci entro. Torno a casa, accendo il PC e pongo a Gemini by Google la stessa identica domanda, in forma di prompt, che ho posto al libraio, parola per parola; dopo un paio di aggiustamenti, non di più, ecco la strabiliante risposta, che riporto integralmente: Oggetto: Ricerca su Filosofia, Religione e il Rito della Preghiera (Testi Laici) Ciao, ecco il riepilogo della ricerca bibliografica che abbiamo approfondito, partendo dalla riflessione "ispirata" a Spinoza sul Dio che non giudica. 1. La premessa: Il "Dio di Spinoza" Il celebre testo che circola sul web ("Smetti di avere paura di me...") non è una citazione letterale di Baruch Spinoza, ma un testo apocrifo moderno che ne cattura perfettamente lo spirito. Il vero Spinoza, nel suo Trattato Teologico-Politico, sosteneva che Dio è l'ordine della Natura e non un'entità che risponde alle suppliche o punisce. 2. I Grandi Classici (Pre-1970) Questi autori hanno gettato le basi per comprendere la preghiera come fenomeno umano: - Ludwig Feuerbach – L'essenza del cristianesimo (1841): Sostiene che l'uomo abbia creato Dio proiettando i propri desideri. La preghiera è un dialogo dell'uomo con il proprio "io" idealizzato. - Sigmund Freud – L'avvenire di un'illusione (1927): Definisce la religione una "nevrosi collettiva". La preghiera è un ritorno all'infanzia: cerchiamo in Dio il padre protettivo per placare l'angoscia della morte. - Bertrand Russell – Perché non sono cristiano (1927): Analizza la religione con logica matematica. La preghiera è vista come un'incoerenza: se Dio è onnisciente e ha un piano perfetto, perché dovrebbe aver bisogno dei suggerimenti dei fedeli? 3. Gli Autori Moderni (Post-1970) Testi più recenti che usano la biologia, la sociologia e la satira: - Richard Dawkins – L'illusione di Dio (2006): Un approccio da biologo evoluzionista. Spiega la preghiera come un "virus mentale" o un sottoprodotto dell'obbedienza infantile necessaria alla sopravvivenza. - Christopher Hitchens – Dio non è grande (2007): Una critica feroce e brillante. Definisce la preghiera come il massimo del narcisismo: l'idea che il creatore dell'universo sia interessato ai nostri piccoli problemi quotidiani. - Yuval Noah Harari – Sapiens. Da animali a dei (2011): Spiega la religione come una "finzione condivisa". Il rito della preghiera non serve a parlare con Dio, ma a creare coesione sociale e fiducia tra migliaia di individui. 4. Dove trovarli I libri di Dawkins ("L'illusione di Dio") e Hitchens ("Dio non è grande") sono facilmente reperibili in italiano su Amazon (editi rispettivamente da Mondadori e Einaudi), disponibili sia in cartaceo che in formato Kindle. Strabiliante, ribadisco. Harari l’ho già letto, Dawkins e Hitchens li ho subito ordinati su Amazon: avrei dovuto comprarli da Hoepli, mi suggerite? Lo so, ma non ce l’ho fatta... Conclusione per le agenzie di viaggi: l’AI generativa di ChatGPT, Gemini, Copilot, Grok, Perplexity ecc. è imbattibile oggi e lo sarà sempre più in futuro, perché nessun cliente entrerà in agenzia senza aver prima chiesto all’AI quale sia il viaggio migliore al prezzo migliore in qualunque angolo del mondo. L’agenzia, però, dispone di un atout che nessun cliente smanettone detiene: la capacità di comporre un prompt basato sulle proprie competenze e conoscenze - uniche - e quindi di ottenere la risposta più adatta a quel cliente per quel viaggio a quella cifra. Tradotto: il cliente è il libraio della Hoepli, il bravo agente è Gemini su Spinoza.
Le agenzie di viaggi funzionano! Certo, ma negli USA e pure in Giappone
Quattro recenti operazioni lo testimoniano: nel mercato più importante del mondo, American Express ha rilevato da TripAdvisor il 100% della piattaforma di prenotazione ristoranti TheFork per 700 milioni di dollari cash. Un’operazione che permette ad AmEx di espandere la propria rete a 75.000 ristoranti globali e venderli anche attraverso la divisione retail, mentre TripAdvisor esce dal comparto per rifocalizzarsi su recensioni e AI. Negli USA si assiste a un (inatteso) boom dei consorzi nel retail fisico: Travel Leaders Network ha registrato ben 90 nuove affiliazioni in pochi mesi, raggiungendo 5.700 agenzie tra USA e Canada. La spinta aggregativa è alimentata dai grandi investitori istituzionali: il network è infatti controllato da Internova Travel Group, colosso distributivo che fa capo a Certares, il ricchissimo fondo d'investimento americano specializzato nel comparto travel B2B con forti interessi anche in Europa e in Italia. Le agenzie indipendenti cercano così la massa critica e le tecnologie condivise del fondo per competere con le big tech. In Giappone, il colosso JTB (430 punti vendita) sta accelerando strategie OMO (Online Merges with Offline), integrate nel retail fisico giapponese. Infine, sul fronte dell’innovazione, l’adozione di tool di AI generativa nella ricerca viaggi (come Layla.ai) evidenzia limiti strutturali: l’ispirazione iniziale viene spesso inficiata da “allucinazioni” ed errori di pianificazione logistica, anomalie che costringono agenti “fisici” a intervenire per correggere e validare gli itinerari irrealistici proposti dall’algoritmo, prima che si trasformino in disservizi per il cliente. Di Certares sentiamo parlare da anni, sia perché ha una sede milanese, sia perché è stata coinvolta in svariate operazioni di M&A, compresa quella su Alpitur nel 2024, poi non andata a buon fine. Di AI generativa applicata ai viaggi sentiremo parlare sempre di più, perché Big Tech come Google o Meta e OLTA globali come Booking e Expedia ci stanno investendo (centinaia di) milioni. Grazie ad AmEx e Certares, Travel Leaders Network e JTB apprendiamo che la vecchia contrapposizione tra online e offline è obsoleta, finalmente sostituita da un modello ibrido e convergente. Grandi corporate e network non investono nella pura sostituzione digitale, ma nell'integrazione: il vantaggio competitivo si gioca sulla capacità di orchestrare piattaforme tech, flussi finanziari di loyalty e presidio fisico sul territorio per controllare l'intera filiera della spesa del cliente. In conclusione: 1. La fine del retail è un falso mito - i negozi fisici si trasformano in hub di valore e fiducia integrati al digitale per superare la saturazione del web 2. L’AI assiste ma non sostituisce - l'errore dell'algoritmo esalta il ruolo del consulente umano, che diventa un validatore critico essenziale (almeno finché l’AI agentica di OpenAI e Claude Code non ne prenderanno il posto) 3. Ecosistemi chiusi e verticali - vince chi possiede contemporaneamente la scala tecnologica dei dati e la relazione personale con il cliente: tutte e due, non - come si pensava prima - una sola. Ergo, il futuro delle agenzie di viaggi non è incerto come molti pensavano, solo qualche anno fa.
Meteore turistiche: che fine han fatto Adriano Meloni, Maniele Tasca, Diego Borrelli, Maria Concetta Patti e Francesca Tanzi
Adriano Meloni: Expedia 2001/2008, Trydoo 2010/2019- Romano di nascita ma milanese di adozione, formazione internazionale tra George Washington University e MBA INSEAD, è uno dei manager che hanno accompagnato il passaggio del turismo italiano al digitale. Dopo un avvio di carriera all’estero, nel 2001 viene scelto dal fondatore di Expedia Rich Barton per lo sbarco del portale in Italia: da 0 a 50 dipendenti, da 0 a 400 milioni di euro di fatturato in sette travolgenti anni, che trasformano Expedia da misconosciuta in Europa a leader di mercato (Booking.com e Airbnb sarebbero arrivate dopo). In quegli anni diventa una delle voci più ascoltate sull’innovazione nel travel, promuove con Casaleggio Associati (Beppe Grillo sarebbe arrivato dopo) una delle prime ricerche strutturate sull’e‑commerce in Italia, tuttora aggiornate da Davide Casaleggio. Dal 2010 al 2019 è imprenditore in proprio con il portale di e-commerce turistico Trydoo, ma nel 2016 accetta un insolito incarico istituzionale: per due anni è Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro del Comune di Roma, nella giunta guidata dalla sindaca Virginia Raggi dei 5 Stelle, svecchiando una struttura che contribuirà a proiettare la Capitale verso gli invidiabili numeri degli ultimi anni. Lascia il settore a fine 2019, richiamato dall’azienda nella quale aveva lavorato all’inizio di carriera: oggi è managing director di Sphere Italia, leader nel mercato italiano degli imballaggi per la casa (sacchetti in bioplastica, sacchi per la nettezza urbana, sacchetti gelo) e dei rotoli per alimenti (alluminio, vaschette in alluminio, carta da forno e pellicole) per la GDO. Il turismo, però, un po’ gli manca.
Maniele Tasca: Alpitour 2004/2006, Welcome Travel 2006/2008 - Milanese, classe 1968, bocconiano: con una predisposizione naturale (e invidiabile, dicono i colleghi) a “leggere” i numeri. Maniele Tasca è oggi uno dei manager più apprezzati della GDO, nel ruolo di managing director di Selex Gruppo Commerciale (insegne Famila, A&O, il Gigante, Dok, Tigre, Dpiù). Dopo l’esordio nella consulenza (BCG, Bain & Co.) viene assunto in Alpitour come direttore marketing, quindi promosso a.d. di Welcome Travel Group, preceduto nel ruolo da Sergio Testi e passando le consegne a Gian Paolo Vairo: nel quadriennio 2004/2008 - proprietà IFIL, gestione Daniel John Winteler - segue la trasformazione del tour operating, l’impatto del digitale e la ridefinizione del rapporto tra rete agenziale e prodotto. Entra in Selex nel 2009 e avvia una lunga fase di crescita: modernizzazione delle insegne, rafforzamento della marca privata, sviluppo dei soci territoriali e una gestione “da maratoneta”, come la definisce Mark Up, sottolineando la sua capacità di costruire risultati nel lungo periodo, senza scatti improvvisi ma con una progressione costante. Sotto la sua guida Selex diventa il secondo gruppo della GDO italiana, mentre Tasca assume ruoli di primo piano anche in ESD Italia, EMD e GS1 Italy. Nella GDO gli manca un po’ dell’allegria e della leggerezza del turismo.
Diego Borrelli: Sprintours, Uvet, InViaggi, Valtur, Bluvacanze 2002/2022 - Napoletano verace, laureato in Scienze del Turismo alla Federico II, Diego Borrelli ha avuto una carriera di tutto rilievo, nel turismo organizzato. Esordisce poco più che ventenne in Sprintours, passa in Uvet, InViaggi e Valtur, sempre in ambito commerciale/vendite, fino all’ingresso in Bluvacanze, dove tra il 2017 e il 2022 è direttore commerciale, contribuendo al non facile passaggio della rete sotto il controllo di MSC Holding. È considerato un talento “cresciuto sul campo”, ottimo comunicatore, sensibile ai numeri: rappresenta quella generazione di manager che - dopo l’11 settembre - ha dovuto affrontare più crisi delle precedenti, quindi è ben rodata. Nel 2021 decide di cambiare vita e tornare al primo amore: la ristorazione. Fonda così Signora Bettola, oggi una catena di cinque locali tra Napoli e Caserta, diventata un riferimento per la cucina tradizionale partenopea. Borrelli mette tutto se stesso nel progetto, applicando il medesimo approccio maturato nel turismo: controllo dei costi, qualità del servizio, formazione del personale. Le sue posizioni pubbliche sul lavoro giovanile e sul reddito di cittadinanza lo portano spesso al centro del dibattito mediatico: non disdegna tuttavia il confronto e la polemica, atteggiamento coerente con chi predilige la prassi alla teoria. Si vocifera di un ritorno dalle nostre parti.
Maria Concetta Patti: Valtur 1998/2012 - È stata per oltre un decennio uno dei volti più esposti – anche al fuoco incrociato – del turismo italiano. Figlia di Carmelo Patti, imprenditore siciliano emigrato a Pavia che fece fortuna come terzista della Fiat, salì alla ribalta nel 1998, quando il padre acquisì il t.o. Valtur dal gruppo bancario San Paolo e le affidò il ruolo di a.d. Classe 1958, molto attenta all’immagine, discreta e gelosa del privato, guidò il primo villaggista italiano in una fase di espansione, ma anche di forte pressione competitiva e finanziaria. Il suo nome entra però nel cono d’ombra delle inchieste che colpiscono il padre, accusato di presunti legami col mafioso Matteo Messina Denaro: un castello accusatorio che, pur non riguardandola direttamente come imputata, nel 2011/2012 finisce per travolgere anche lei sul piano reputazionale e manageriale, fino all’estromissione dalla guida di Valtur e all’amministrazione straordinaria del gruppo. Dodici anni dopo, nel 2024, la Corte d’Appello di Palermo annulla il decreto di confisca dei beni di Carmelo Patti, escludendo rapporti di vicinanza con la mafia e l’origine illecita della sua ricchezza, restituendogli post mortem l’onorabilità. Ma dal 2012 Maria Concetta Patti - dopo essere stata al centro di una vicenda giudiziaria di enorme impatto mediatico - sparisce letteralmente di scena. Di lei non c’è alcuna traccia recente, alcun incarico manageriale, alcuna intervista, alcuna foto: silenzio e oblio. Una fonte molto vicina ci segnala solo che“vive tra Milano e Ibiza e si occupa degli affari di famiglia".
Francesca Tanzi: Parmatour 1998/2003 - Porta nel cognome il peso di uno dei più gravi crac finanziari italiani. Figlia di Calisto Tanzi, entra in HIT Holding Italiana Turismo, poi rinominata Parmatour – il braccio turistico del gruppo Parmalat – alla fine degli anni Novanta, ricoprendo ruoli dirigenziali nell’area commerciale e di sviluppo prodotto. In quegli anni Parmatour punta forte sui villaggi e sui pacchetti charter, diventando uno dei player più visibili del turismo organizzato italiano, fino al tracollo del 2002/2003 legato al crac da 14 miliardi di euro del Gruppo. Il suo nome finisce nelle cronache giudiziarie come parte del “sistema Tanzi”, con un’esposizione mediatica che la identifica soprattutto come simbolo di quella stagione, più che per il merito professionale. Dopo anni di silenzio, nel 2011 viene scelta dal gruppo alberghiero Blue Dream per dirigere una struttura a Monselice, in provincia di Padova: esperienza che non dura a lungo, perché successivamente la primogenita di Calisto si eclissa del tutto. Una fonte a lei vicinissima, risalente a qualche anno fa: “Francesca fa la mamma a tempo pieno, con grande successo perché ha una figlia fantastica, e vive a Padova col marito. Era ed è una persona fantastica, all’epoca fu messa in mezzo, in una situazione nella quale lei non c’entrava niente”. Avesse anche avuto delle colpe, sono passati vent’anni e merita oblio e silenzio.
|












