Una lezione per le agenzie di viaggi, perché l’AI di Gemini straccia anche la storica libreria Hoepli di Milano
Chi non è di Milano forse non sa che la storica libreria Hoepli, fondata nel 1870 e simbolo della cultura ambrosiana, il 30 aprile 2026 chiuderà per sempre. I 200.000 libri che affollano i quattro piani della sede in Via Hoepli 5 (pieno centro di Milano, a due passi dalla galleria Vittorio Emanuele) lasceranno spazio all’ennesimo hotel a 5* stelle, obiettivo dell’acquisto dell’immobile da parte del solito fondo USA. La Hoepli, casa editrice rinomata per manuali tecnici e per la scolastica, oltre che libreria frequentata dalla buona borghesia milanese, chiude per dissidi familiari e perché le vendite crollano, ma soprattutto perché non ha saputo adeguarsi al cambio epocale ingenerato dal web. Premesso che - dopo il fuoco fatuo della pandemia, che aveva rilanciato la lettura - in Italia si leggono sempre meno libri e che a breve distanza dalla Hoepli la concorrenza in libreria si chiama Feltrinelli, Mondadori e Rizzoli, ho sottoposto la Hoepli a un test. Il cui risultato spiega - tra i tanti motivi già elencati - perché una novantina di dipendenti sta per perdere il lavoro. Cerco un tema ostico e scelgo “genesi e interpretazione della preghiera nella religione”, partendo da un’affermazione del filosofo razionalista olandese Baruch Spinoza, il quale “critica ogni preghiera intesa come richiesta di intervento divino perché pregare per ottenere favori significa non comprendere la natura di Dio” (dal “Tractatus Theologico‑Politicus” del 1670). Entro in Hoepli, salgo al quarto piano, reparto Filosofia e Religioni e chiedo all’esperto della materia (in libreria ce n’è uno per ogni tema: storia, geografia, narrativa italiana e straniera ecc.) di indicarmi un saggio che possa appunto spiegarmi il significato della preghiera nelle religioni. Il libraio è boomer come il sottoscritto, lavora in Hoepli dal 1999 e si occupa della materia da sempre, quindi chi più titolato di lui?! Esordisce con: “Il testo di riferimento è ‘L’essenza del cristianesimo’ di Ludwig Feuerbach, ma è del 1841 (! - ndr), forse un po’ datato...”, prosegue smanettando non su Google, ovvio, ma – se ho intravisto bene - su OPAC SBN, il catalogo ad accesso aperto del Servizio Bibliotecario Nazionale, alimentato dalle migliaia di biblioteche italiane che vi partecipano, quindi il sito che dovrebbe elencare TUTTI i libri pubblicati in Italia, ma non trova nulla; alla fine si alza, raggiunge la sezione “Religione e filosofia” e controlla ogni singolo volume in scaffale: “Questo no, questo neanche, questo è un tomo... mi spiace, non c’è nulla”. Lo ringrazio per l’impegno, scendo le scale e abbandono la Hoepli, con tanta mestizia, visto che è l’ultima volta che ci entro. Torno a casa, accendo il PC e pongo a Gemini by Google la stessa identica domanda, in forma di prompt, che ho posto al libraio, parola per parola; dopo un paio di aggiustamenti, non di più, ecco la strabiliante risposta, che riporto integralmente: Oggetto: Ricerca su Filosofia, Religione e il Rito della Preghiera (Testi Laici) Ciao, ecco il riepilogo della ricerca bibliografica che abbiamo approfondito, partendo dalla riflessione "ispirata" a Spinoza sul Dio che non giudica. 1. La premessa: Il "Dio di Spinoza" Il celebre testo che circola sul web ("Smetti di avere paura di me...") non è una citazione letterale di Baruch Spinoza, ma un testo apocrifo moderno che ne cattura perfettamente lo spirito. Il vero Spinoza, nel suo Trattato Teologico-Politico, sosteneva che Dio è l'ordine della Natura e non un'entità che risponde alle suppliche o punisce. 2. I Grandi Classici (Pre-1970) Questi autori hanno gettato le basi per comprendere la preghiera come fenomeno umano: - Ludwig Feuerbach – L'essenza del cristianesimo (1841): Sostiene che l'uomo abbia creato Dio proiettando i propri desideri. La preghiera è un dialogo dell'uomo con il proprio "io" idealizzato. - Sigmund Freud – L'avvenire di un'illusione (1927): Definisce la religione una "nevrosi collettiva". La preghiera è un ritorno all'infanzia: cerchiamo in Dio il padre protettivo per placare l'angoscia della morte. - Bertrand Russell – Perché non sono cristiano (1927): Analizza la religione con logica matematica. La preghiera è vista come un'incoerenza: se Dio è onnisciente e ha un piano perfetto, perché dovrebbe aver bisogno dei suggerimenti dei fedeli? 3. Gli Autori Moderni (Post-1970) Testi più recenti che usano la biologia, la sociologia e la satira: - Richard Dawkins – L'illusione di Dio (2006): Un approccio da biologo evoluzionista. Spiega la preghiera come un "virus mentale" o un sottoprodotto dell'obbedienza infantile necessaria alla sopravvivenza. - Christopher Hitchens – Dio non è grande (2007): Una critica feroce e brillante. Definisce la preghiera come il massimo del narcisismo: l'idea che il creatore dell'universo sia interessato ai nostri piccoli problemi quotidiani. - Yuval Noah Harari – Sapiens. Da animali a dei (2011): Spiega la religione come una "finzione condivisa". Il rito della preghiera non serve a parlare con Dio, ma a creare coesione sociale e fiducia tra migliaia di individui. 4. Dove trovarli I libri di Dawkins ("L'illusione di Dio") e Hitchens ("Dio non è grande") sono facilmente reperibili in italiano su Amazon (editi rispettivamente da Mondadori e Einaudi), disponibili sia in cartaceo che in formato Kindle. Strabiliante, ribadisco. Harari l’ho già letto, Dawkins e Hitchens li ho subito ordinati su Amazon: avrei dovuto comprarli da Hoepli, mi suggerite? Lo so, ma non ce l’ho fatta... Conclusione per le agenzie di viaggi: l’AI generativa di ChatGPT, Gemini, Copilot, Grok, Perplexity ecc. è imbattibile oggi e lo sarà sempre più in futuro, perché nessun cliente entrerà in agenzia senza aver prima chiesto all’AI quale sia il viaggio migliore al prezzo migliore in qualunque angolo del mondo. L’agenzia, però, dispone di un atout che nessun cliente smanettone detiene: la capacità di comporre un prompt basato sulle proprie competenze e conoscenze - uniche - e quindi di ottenere la risposta più adatta a quel cliente per quel viaggio a quella cifra. Tradotto: il cliente è il libraio della Hoepli, il bravo agente è Gemini su Spinoza.
Meteore turistiche: che fine han fatto Adriano Meloni, Maniele Tasca, Diego Borrelli, Maria Concetta Patti e Francesca Tanzi
Adriano Meloni: Expedia 2001/2008, Trydoo 2010/2019- Romano di nascita ma milanese di adozione, formazione internazionale tra George Washington University e MBA INSEAD, è uno dei manager che hanno accompagnato il passaggio del turismo italiano al digitale. Dopo un avvio di carriera all’estero, nel 2001 viene scelto dal fondatore di Expedia Rich Barton per lo sbarco del portale in Italia: da 0 a 50 dipendenti, da 0 a 400 milioni di euro di fatturato in sette travolgenti anni, che trasformano Expedia da misconosciuta in Europa a leader di mercato (Booking.com e Airbnb sarebbero arrivate dopo). In quegli anni diventa una delle voci più ascoltate sull’innovazione nel travel, promuove con Casaleggio Associati (Beppe Grillo sarebbe arrivato dopo) una delle prime ricerche strutturate sull’e‑commerce in Italia, tuttora aggiornate da Davide Casaleggio. Dal 2010 al 2019 è imprenditore in proprio con il portale di e-commerce turistico Trydoo, ma nel 2016 accetta un insolito incarico istituzionale: per due anni è Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro del Comune di Roma, nella giunta guidata dalla sindaca Virginia Raggi dei 5 Stelle, svecchiando una struttura che contribuirà a proiettare la Capitale verso gli invidiabili numeri degli ultimi anni. Lascia il settore a fine 2019, richiamato dall’azienda nella quale aveva lavorato all’inizio di carriera: oggi è managing director di Sphere Italia, leader nel mercato italiano degli imballaggi per la casa (sacchetti in bioplastica, sacchi per la nettezza urbana, sacchetti gelo) e dei rotoli per alimenti (alluminio, vaschette in alluminio, carta da forno e pellicole) per la GDO. Il turismo, però, un po’ gli manca.
Maniele Tasca: Alpitour 2004/2006, Welcome Travel 2006/2008 - Milanese, classe 1968, bocconiano: con una predisposizione naturale (e invidiabile, dicono i colleghi) a “leggere” i numeri. Maniele Tasca è oggi uno dei manager più apprezzati della GDO, nel ruolo di managing director di Selex Gruppo Commerciale (insegne Famila, A&O, il Gigante, Dok, Tigre, Dpiù). Dopo l’esordio nella consulenza (BCG, Bain & Co.) viene assunto in Alpitour come direttore marketing, quindi promosso a.d. di Welcome Travel Group, preceduto nel ruolo da Sergio Testi e passando le consegne a Gian Paolo Vairo: nel quadriennio 2004/2008 - proprietà IFIL, gestione Daniel John Winteler - segue la trasformazione del tour operating, l’impatto del digitale e la ridefinizione del rapporto tra rete agenziale e prodotto. Entra in Selex nel 2009 e avvia una lunga fase di crescita: modernizzazione delle insegne, rafforzamento della marca privata, sviluppo dei soci territoriali e una gestione “da maratoneta”, come la definisce Mark Up, sottolineando la sua capacità di costruire risultati nel lungo periodo, senza scatti improvvisi ma con una progressione costante. Sotto la sua guida Selex diventa il secondo gruppo della GDO italiana, mentre Tasca assume ruoli di primo piano anche in ESD Italia, EMD e GS1 Italy. Nella GDO gli manca un po’ dell’allegria e della leggerezza del turismo.
Diego Borrelli: Sprintours, Uvet, InViaggi, Valtur, Bluvacanze 2002/2022 - Napoletano verace, laureato in Scienze del Turismo alla Federico II, Diego Borrelli ha avuto una carriera di tutto rilievo, nel turismo organizzato. Esordisce poco più che ventenne in Sprintours, passa in Uvet, InViaggi e Valtur, sempre in ambito commerciale/vendite, fino all’ingresso in Bluvacanze, dove tra il 2017 e il 2022 è direttore commerciale, contribuendo al non facile passaggio della rete sotto il controllo di MSC Holding. È considerato un talento “cresciuto sul campo”, ottimo comunicatore, sensibile ai numeri: rappresenta quella generazione di manager che - dopo l’11 settembre - ha dovuto affrontare più crisi delle precedenti, quindi è ben rodata. Nel 2021 decide di cambiare vita e tornare al primo amore: la ristorazione. Fonda così Signora Bettola, oggi una catena di cinque locali tra Napoli e Caserta, diventata un riferimento per la cucina tradizionale partenopea. Borrelli mette tutto se stesso nel progetto, applicando il medesimo approccio maturato nel turismo: controllo dei costi, qualità del servizio, formazione del personale. Le sue posizioni pubbliche sul lavoro giovanile e sul reddito di cittadinanza lo portano spesso al centro del dibattito mediatico: non disdegna tuttavia il confronto e la polemica, atteggiamento coerente con chi predilige la prassi alla teoria. Si vocifera di un ritorno dalle nostre parti.
Maria Concetta Patti: Valtur 1998/2012 - È stata per oltre un decennio uno dei volti più esposti – anche al fuoco incrociato – del turismo italiano. Figlia di Carmelo Patti, imprenditore siciliano emigrato a Pavia che fece fortuna come terzista della Fiat, salì alla ribalta nel 1998, quando il padre acquisì il t.o. Valtur dal gruppo bancario San Paolo e le affidò il ruolo di a.d. Classe 1958, molto attenta all’immagine, discreta e gelosa del privato, guidò il primo villaggista italiano in una fase di espansione, ma anche di forte pressione competitiva e finanziaria. Il suo nome entra però nel cono d’ombra delle inchieste che colpiscono il padre, accusato di presunti legami col mafioso Matteo Messina Denaro: un castello accusatorio che, pur non riguardandola direttamente come imputata, nel 2011/2012 finisce per travolgere anche lei sul piano reputazionale e manageriale, fino all’estromissione dalla guida di Valtur e all’amministrazione straordinaria del gruppo. Dodici anni dopo, nel 2024, la Corte d’Appello di Palermo annulla il decreto di confisca dei beni di Carmelo Patti, escludendo rapporti di vicinanza con la mafia e l’origine illecita della sua ricchezza, restituendogli post mortem l’onorabilità. Ma dal 2012 Maria Concetta Patti - dopo essere stata al centro di una vicenda giudiziaria di enorme impatto mediatico - sparisce letteralmente di scena. Di lei non c’è alcuna traccia recente, alcun incarico manageriale, alcuna intervista, alcuna foto: silenzio e oblio. Una fonte molto vicina ci segnala solo che“vive tra Milano e Ibiza e si occupa degli affari di famiglia".
Francesca Tanzi: Parmatour 1998/2003 - Porta nel cognome il peso di uno dei più gravi crac finanziari italiani. Figlia di Calisto Tanzi, entra in HIT Holding Italiana Turismo, poi rinominata Parmatour – il braccio turistico del gruppo Parmalat – alla fine degli anni Novanta, ricoprendo ruoli dirigenziali nell’area commerciale e di sviluppo prodotto. In quegli anni Parmatour punta forte sui villaggi e sui pacchetti charter, diventando uno dei player più visibili del turismo organizzato italiano, fino al tracollo del 2002/2003 legato al crac da 14 miliardi di euro del Gruppo. Il suo nome finisce nelle cronache giudiziarie come parte del “sistema Tanzi”, con un’esposizione mediatica che la identifica soprattutto come simbolo di quella stagione, più che per il merito professionale. Dopo anni di silenzio, nel 2011 viene scelta dal gruppo alberghiero Blue Dream per dirigere una struttura a Monselice, in provincia di Padova: esperienza che non dura a lungo, perché successivamente la primogenita di Calisto si eclissa del tutto. Una fonte a lei vicinissima, risalente a qualche anno fa: “Francesca fa la mamma a tempo pieno, con grande successo perché ha una figlia fantastica, e vive a Padova col marito. Era ed è una persona fantastica, all’epoca fu messa in mezzo, in una situazione nella quale lei non c’entrava niente”. Avesse anche avuto delle colpe, sono passati vent’anni e merita oblio e silenzio.
Giubileo 2025, bilancio finale: a Roma molte luci, poche ombre
1. I numeri sono stati eccezionali – 33 milioni di pellegrini accolti, 35 grandi eventi giubilari, 1 milione di giovani a Tor Vergata: sono i dati pubblicati da Roma Capitale e rendono conto della massa enorme di persone che ha raggiunto Caput Mundi nell’arco di 12 mesi. Potevano essere di più? Certo, magari se si fossero distribuiti un po’ meglio nel corso dell’anno. Ma potevano anche essere di meno, perché l’epocale passaggio di consegne (“morto un papa se ne fa un altro”) tra Francesco e Leone XIV ha sicuramente generato qualche presenza extra. Siccome il “rimbalzo” è già previsto, il 2026 andrà ancora meglio. 2. Sicurezza, sicurezza, sicurezza – Con quello che succede a poca distanza da casa nostra (Svizzera, Spagna) il fatto che in dodici mesi nessuno si sia fatto male, dei 33 milioni di pellegrini, è un miracolo. Sebbene molti di loro abbiano frequentato aree – tipo la Stazione Termini – dove gli stessi romani devono guardarsi le spalle, anche di giorno. Un plauso, quindi, alle Forze dell’Ordine, alla Protezione Civile e alle migliaia di volontari, che hanno lavorato bene e dietro le quinte: ricordiamo tutti la sfilata di teste coronate, Capi di Stato e vertici religiosi, in occasione dei funerali di Papa Francesco, il 26 aprile 2025. Roma è una città sicura, nonostante tutto; altre capitali europee non possono dire altrettanto. 3. Sono andati tutti d’accordo – La città è governata da una Giunta di sinistra, alla Regione Lazio la Giunta è di destra, come il Governo. Eppure il Sindaco Gualtieri è andato d’accordo col Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, e i ministri del Governo (Interno, Giustizia, Turismo) non hanno litigato con nessuno, a proposito dell’Anno Santo. Anche questa, congiunzione astrale non comune. All’Albergatore Day di Roma, l’assessore ai Grandi Eventi e Turismo Alessandro Onorato ha ricordato come – esattamente dieci anni fa – Roma rinunciò a candidarsi all’organizzazione dei Giochi Olimpici 2024 (quelli poi svoltisi a Parigi) temendone tremende conseguenze sulla città. “Se noi romani votassimo oggi” afferma Onorato “le Olimpiadi le vorremmo, ne sono certo”. 4. Eventi e permanenza media, i primi spingono la seconda – Ancora Onorato: “A Roma la permanenza media è salita a 4,1 giorni, grazie ai grandi eventi religiosi, culturali, sportivi e musicali. Nel 2026 accoglieremo appuntamenti di rilievo internazionale, dai concerti al Circo Massimo di Jovanotti, Cesare Cremonini a Ultimo a Tor Vergata (attesi 250.000 fans!), dagli Internazionali di tennis alla sfilata di Valentino”. Gli eventi sono la grande novità della Capitale degli anni Venti: prima Roma era solo San Pietro e Fontana di Trevi, un paio di giorni bastavano. Oggi concerti pop e tornei sportivi (Ryder Cup nel 2023, prima del Giubileo) trascinano folle immense. E spendenti più di una comitiva di pellegrini. 5. Fontana di Trevi e Colosseo: il top! Ma il Cafè de Paris e l’Antico Caffè Greco?! – Ho visitato nuovamente le quattro basiliche (San Pietro, San Giovanni, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore con la tomba di Francesco) e le ho trovate più accoglienti, più ordinate, più attraenti che mai. Fontana di Trevi è probabilmente il monumento più “selfizzato” al mondo, e il biglietto d’ingresso per i non romani ci sta. Come ci sta al Pantheon, dove €5 sono nulla rispetto alla bellezza del tempio di Agrippa. 1 milione (!) di persone ha già visitato la nuova stazione della metro al Colosseo (tra le prime tre destinazioni culturali al mondo). Tutto magnifico. Allora come si spiega che due luoghi iconici siano inesorabilmente chiusi?! Passate davanti al Cafè de Paris (il caffè della Dolce Vita, in Via Veneto) e all’Antico Caffè Greco (Via Condotti, ci sono entrati Byron, Wagner, D'Annunzio, Leopardi) e piangete, insieme a me.
Metaverso addio, sei anni dopo e 80 miliardi di dollari buttati
Metaverso addio Sei anni, e ottanta miliardi di dollari dopo, il metaverso ha quindi serenamente raggiunto il cimitero delle promesse mancate. Mark Zuckerberg l'ha di fatto ucciso annunciando di aver tolto Horizon Worlds, la piattaforma sociale in realtà virtuale, dal negozio Quest e poi, a partire da metà giugno, anche dai visori omonimi. Il sogno di una "internet incarnata", tridimensionale, in cui prendere casa o mandare il proprio doppio digitale a lavorare o a partecipare a sfilate di moda si è ufficialmente trasformato in un incubo finanziario per una delle aziende più rilevanti della Silicon Valley. Nel 2021 lo stesso Zuckerberg, con una performance più robotica del solito – anche spinto dal tentativo di far dimenticare il recente scandalo dei Facebook Papers – aveva dato come imminente il trionfo del metaverso. Per far capire quanto faceva sul serio aveva cambiato ragione sociale da Facebook a Meta cominciando a investirci come se non ci fosse un domani. In un anno le azioni dell'azienda erano crollate di tre quarti. Neal Stephenson, il leggendario scrittore di fantascienza che aveva inventato il termine nel 1992, a Seattle mi aveva ricordato che sin da subito era una distopia. Il mio collega Michele Gravino aveva fatto un giro su decentraland e somnium space ricavandone un'invincibile noia. Ricordo però anche le centinaia di articoli scritti con gli occhi a forma di cuore: è il futuro!!! Ora il suo ideologo mette a verbale che è il passato. Da dimenticare. Quei soldi servono per investire sull'IA. Sperando che vada meglio.
Nel turismo, in Borsa guadagna soprattutto chi controlla il prodotto e chi lo distribuisce
Perché ci piace questa tabella? Perché l’arco temporale di 6 (o 5 anni, dipende dal Covid) dimostra plasticamente se quella determinata società ha acquistato valore, quindi presumibilmente ha generato utili e staccato cedole agli azionisti. Oppure se è andata male e stava meglio prima. Le imprese sono 21 e appartengono a cinque settori della filiera turistica: hôtellerie (8), piattaforme web (4), compagnie di crociere (3), aeroporti/voli (3) e t.o. (3). Sono 5 le quotate italiane: ENAV, Aeroporto Marconi di Bologna, Toscana Aeroporti, i Grandi Viaggi e Destination Italia. Tre premesse: - la tabella “mischia le mele con le pere” perché accoppiare Airbnb, colosso mondiale degli affitti brevi, a ENAV, l’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo italiano, è come assimilare il Real Madrid alla Pallacanestro Trieste, giocano tutti in campionati diversi - non viene indicato il listino sul quale la SpA di turno è quotata né la relativa capitalizzazione, quindi un confronto - per dire - tra Hilton Worldwide Holding Inc. (quotata al NYSE, che al momento capitalizza 68,5 miliardi di dollari) e Petrokent Turiszm (compagnia alberghiera turca, quotata a Istanbul, che capitalizza 92 milioni di dollari, cioè l’1,4% di Hilton) è fuorviante - i due t.o. italiani sono troppo piccoli per essere messi a confronto con i colossi stranieri: i Grandi Viaggi capitalizza € 126,6 milioni sull’indice FTSE Italia Small Cap, Destination Italia solo € 10,5 milioni sull’Euronext Growth Milan; la bassa liquidità giustifica (in parte) andamenti così discrepanti dei rispettivi titoli, nell’ultimo triennio: +231% per i Grandi Viaggi, -54,5% per Destination Italia, in un mercato - quello turistico domestico - comunque in forte crescita; aggiungiamo soltanto che i Grandi Viaggi ha registrato un fatturato in crescita 2025 su 2024 e che le strutture di proprietà hanno aumentato sensibilmente i ricavi; Destination Italia, invece, ha chiuso gli ultimi tre esercizi in perdita, il debito netto è cospicuo e l’incremento di fatturato del 2025 non è stato sufficiente a compensare perdite e debito. Ora prendiamo in considerazione il triennio 2023-2025 e solo tre settori: hôtellerie, compagnie di crociere e piattaforme. A giudicare dall’andamento dei titoli e con un paio di eccezioni, le quotate hanno fatto un sacco di soldi. Tutte. Tra gli albergatori, Hilton +127%, Marriott + 111%, Accor +106%. Tra i croceristi, svetta l’eccezionale +470% di Royal Caribbean, seguito dal +284% (!) di Carnival e dal (relativamente) modesto +84% di Norwegian. Idem per le piattaforme: il super +226% di Expedia Group, +169% di Booking Holdings, +61% di Airbnb. A chi va male? Tra i portali, sulla Borsa di Madrid eDreams Odigeo accusa un drammatico -53% solo nel 2025, ma il problema del gruppo iberico è annoso; lastminute.com non è citata (chissà perché) e fa il paio con eDreams, perché la holding (lastminute.com, Volagratis, Rumbo, Bravofly, Jetcost ecc.) quotata sulla Borsa di Zurigo registra un preoccupante calo del 51% in due anni e mezzo (il 16 giugno 2023 un’azione valeva 29,30 franchi svizzeri, il 7 gennaio 2026 14,25 franchi). A parte i due italiani, l’unico t.o. in tabella è il colosso tedesco TUI, quotato a Francoforte, in lieve ripresa negli ultimi tre anni, ma con un prezzo per azione crollato a €9 (2 gennaio 2026) rispetto a €28 del 2 gennaio 2020 (pre-Covid). Premesso che chi scrive non s’intende di finanza e che le variabili economico-finanziarie che hanno prodotto quei risultati sono svariate e qui non riassumibili (si pensi solo a due conseguenze della pandemia 2020/2021: un rimbalzo impressionante e inatteso del traffico turistico mondiale, per hotel e crociere; l’esplosione dell’eCommerce, per le piattaforme), un assunto è semplice e inconfutabile: nel nostro settore, in Borsa guadagna chi controlla il prodotto e chi lo distribuisce, non chi lo assembla. A due condizioni: - per le catene alberghiere, che il prodotto sia effettivamente controllato, ovvero venga distribuito e commercializzato dalla holding di riferimento (a chi poi appartenga l’asset immobiliare è tutto un altro business) - per le piattaforme, non disponendo di esclusiva (l’hotel Galles di Milano, per dire, lo vendono tutti), vale la scala, ovvero il potere d’acquisto nei confronti del prodotto: se eDreams e lastminute.com vanno male, è anche perché la capitalizzazione complessiva di Expedia, Booking e Airbnb è pari a 296 miliardi di dollari, mentre la somma di quella delle prime due non raggiunge neanche 1 miliardo. Penso sia chiaro da che parte della filiera stare, se ti quoti in Borsa e vuoi fare i soldi.
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