Cos’ha in comune Michele Serra con Ryszard Kapuściński. Oriana Fallaci e Bruce Chatwin?
Ryszard Kapuściński — Il polacco Kapuściński ha elevato il reportage a saggio sociologico, capace di analizzare le grandi masse e i flussi del mondo senza smarrire lo sguardo umanistico. In Serra si ritrova la stessa abilità di leggere i fenomeni complessi del turismo contemporaneo non come ostacoli, ma come analisi critica che unisce rigore e meraviglia. Quando osserva l'organizzazione di Zhangjiajie scrivendo: «In Cina, abituati a gestire folle oceaniche, hanno vinto la sfida: limite di accessi, controllo facciale, sistemi di navette efficienti [...] la quantità di turisti era incredibile, ma scorrevole e scadenzata con ordine [...] per rimanere a bocca aperta davanti alla bellezza "ultraterrena"», la struttura del pensiero richiama Ebano o In viaggio con Erodoto: l’analisi della “folla oceanica” con occhio sociologico che sfocia poi nella sorpresa della bellezza e della natura. Oriana Fallaci — Il giornalismo della Fallaci è celebre per il ritmo serrato, la schiettezza priva di retorica consolatoria e l'uso di immagini vigorose per descrivere le grandi rotture. Serra adotta la medesima cifra nei momenti di svolta e crisi del settore turistico, rifiutando il linguaggio edulcorato a favore di un lessico asciutto, tagliente e intellettualmente onesto. Riflettendo sulle fasi più complesse del mercato, tempo fa, scriveva: «Niente ottimismo affettato [...] se all'inizio ho pensato di dover attraversare il deserto, ora mi rendo conto che ci siamo proprio in mezzo, mentre le risorse scarseggiano. Non andrà tutto bene, mi dispiace dirlo...». Il netto rifiuto dei cliché («Niente ottimismo affettato», «Non andrà tutto bene») e la cruda immagine del deserto risuonano della medesima forza polemica e della lucidità d'assalto tipiche della Fallaci. Bruce Chatwin — Lo stile di Chatwin si distingue per una prosa scarna ma denso-filosofica, dove la descrizione geografica diventa pretesto per una meditazione sull'esistere e sul viaggiare. Come in In Patagonia, Serra sa alternare l'osservazione logistica a folgorazioni estetiche e riflessioni sul senso profondo del viaggio come radice dell'identità e dell'etica umana. Quando Serra riflette sul valore civile del muoversi nel mondo sottolineando che «In un'epoca di muri e nazionalismi risorgenti, non c'è forse messaggio più potente e necessario di questo» e rimarca la necessità di difendere i luoghi affinché si possa «rimanere a bocca aperta davanti alla bellezza», echeggia la tensione chatwiniana: il viaggio non è mai semplice spostamento o consumo di destinazioni, ma atto di resistenza culturale e ricerca costante dell'essenziale. N.B.
i Grandi Viaggi, la pax societaria è finita: scoppia la resa dei conti nel CdA
A rendere il tavolo della governance un campo minato c'è la presenza di soci tutt'altro che passivi. In primis la storica famiglia Manfredi e Maurizio Maresca (famiglia ex proprietaria di Bluserena, venduta ad Azora nel 2022), entrambi attenti a non farsi schiacciare e sensibili all'equilibrio dei poteri in assemblea. A gettare ulteriore benzina sul fuoco è arrivata di recente la stretta sui criteri di indipendenza degli amministratori, vista dalle minoranze come un chiaro segnale di irrigidimento interno. Ora la partita si gioca a carte scoperte: chi detiene davvero il timone di iGV e quale modello di potere accompagnerà la nuova fase del gruppo? La battaglia in assemblea è servita.
Michele Rombaldoni spiega a noi turistici come non invecchiare
“Giudizio complessivo: Il libro è un’opera estremamente concreta che rifugge dai classici toni motivazionali per offrire un’esperienza reale di rinascita fisica e mentale. I lettori apprezzano l'approccio onesto dell'autore, che non promette miracoli ma condivide esperimenti pratici su respiro, energia e gestione dello stress. È considerato una guida preziosa per chiunque voglia rifiutare il declino legato all'età, trasformando il desiderio di ‘avere 10 anni in meno’ in una strategia d'azione quotidiana per allungare la parte attiva della propria vita. Un testo lucido, utile e molto ispirante” Su Amazon in formato Kindle a € 7,99, vale l’investimento.
I negozi con cassa automatica non funzionano! Vale anche per le agenzie di viaggi?
- disagio del cliente: l'obbligo di scaricare app dedicate scoraggia l'ingresso, mentre l'assenza di uno scontrino immediato genera incertezza e sfiducia - falso automatismo: è emersa la necessità di un massiccio intervento umano “dietro le quinte” per monitorare i processi e assistere gli utenti smarriti - esperienza d'acquisto mutilata: non poter controllare il conto finale toglie una fase essenziale della customer experience, lasciando l'utente a disagio. Però “nonostante la battuta d'arresto, il modello resta futuribile, ma dovrà essere ricalibrato sulla reale sensibilità dei consumatori” afferma ItaliaOggi. Il “just walk out” è applicabile nelle agenzie di viaggi, che peraltro non vendono prodotti, ma servizi? In un certo senso sì, perché quando i robot umanoidi avranno diffusione planetaria, qualche titolare di agenzia di viaggi proverà a metterne uno al posto del banconista... Cominciamo a rileggere “I, robot” di Isaac Asimov, per cominciare.
Oscar Farinetti ha perso il tocco di Re Mida: FICO è un flop e Green Pea chiude
Nel 2026, il tocco da Re Mida del 72enne Farinetti pare scomparso, a giudicare dall’articolo “Farinetti tenta di riposizionarsi sul mercato” pubblicato il 16 aprile 2026 da ItaliaOggi, che riassumiamo così. Ad andare in crisi è il modello “retail esperienziale” applicato con successo in Eataly (in termini di apprezzamento del mercato, non di risultati economici) che invece si è rivelato inapplicabile nelle sue due più recenti declinazioni: - il flop di FICO di Bologna (inaugurato in pompa magna nel 2017) peraltro nell’ultima versione Grand Tour Italia è attribuito a una formula ibrida (metà parco a tema, metà mercato) che non ha mai trovato un'identità chiara: troppo costoso per la spesa quotidiana e poco attrattivo come destinazione turistica ricorrente, accumulando decine di milioni di perdite; - per Green Pea a Torino, l’eco-centro commerciale dedicato al consumo sostenibile e inaugurato a fine 2020, il problema principale è stato il paradosso del “lusso etico”: prodotti dai prezzi elitari in un momento di contrazione dei consumi e un format che i clienti hanno percepito più come una "narrazione" che come un'effettiva necessità d'acquisto. In entrambi i casi, l'errore strategico è stato l'eccesso di retorica rispetto alla realtà del mercato: costi di gestione enormi a fronte di una bassa redditività, che ha portato alla riconversione di Green Pea in uffici e spazi per eventi, e all’ennesimo downsizing di FICO ribattezzato Grand Tour Italia, ma gestito ormai da una ventina di dipendenti (erano 100 fino a poco fa).
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