A fine 2026 ricavi in calo del 4,1% per il turismo organizzato
Interessante l’analisi del turismo organizzato, che a fine 2026 ASTOI prevede varrà complessivamente 11,3 miliardi di euro, dei quali 4,3 miliardi riconducibili al tour operating (in calo, rispetto ai 4,5 miliardi del 2025). Completano il mercato i pacchetti venduti attraverso OTA, agenzie di viaggi e il comparto crocieristico, in ascesa come sempre. Nell’ambito del tour operating, il prodotto outgoing rappresenta circa l’82% del mercato, all’incoming il restante 18%. Il commento di Pier Ezhaya, presidente ASTOI: “I dati dell’Osservatorio raccontano una stagione complessa, ma sarebbe sbagliato leggerla esclusivamente attraverso il segno meno dei ricavi. La propensione al viaggio resta forte, anche se cambiano i comportamenti di acquisto. Di fronte all’incertezza internazionale e all’aumento dei costi, le persone possono posticipare la prenotazione, orientarsi verso altre destinazioni o rivedere alcuni aspetti della vacanza, senza per questo rinunciare a partire”. Speriamo.
Inutile risuscitare (per l’ennesima volta) Viaggi del Ventaglio
Ranking tour operator, nel 2025 scatta Boscolo Tours a +27% per 147 milioni di euro
A guidare la classifica è sempre la divisione tour operating del Gruppo Alpitour (della quale fanno parte marchi come Alpitour, Eden Viaggi, Francorosso e Turisanda), che ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di 1,56 miliardi. E quindi in crescita dell’11% su 1,42 miliardi del 2024. Questo significa che l’area legata alla vendita di viaggi organizzati genera da sola oltre il 65% dell’intero fatturato consolidato di Alpitour World che per l’anno passato è stato pari a 2,3 miliardi di euro e quindi a sua volta in crescita di un 10%, grazie anche alle buone performance ottenute sia dal comparto aviation – con la compagnia aerea Neos – sia da quello alberghiero al quale afferisce il brand VOIhotels. A questi dati di fatturato poi si aggiunge, sempre a livello di gruppo, un valore di ebitda che ha raggiunto i 162 milioni di euro (pari al 7% del fatturato 2025 e in crescita del 17,4% anno su anno). Sempre guardando ad Alpitour nella sua interezza, per il 2025 l’utile netto si è attestato a 75,4 milioni (in crescita del 41%). Al secondo gradino del podio si conferma un altro storico nome del turismo italiano, Veratour. L’azienda fondata e guidata dalla famiglia Pompili infatti ha mandato in archivio il bilancio 2025 portando a casa un fatturato di 265 milioni di euro. Dato che non solo ha segnato un incremento dell’8% rispetto al 2024 ma anche il record storico di turnover annuale per l’azienda. “Sono dati – ha detto il coCEO di Veratour Stefano Pompili – che mostrano un consolidamento della tendenza positiva già registrata sia nel 2023 che nel 2024. Come in crescita è stato anche l’andamento dei primi due mesi del 2026: +7% per gennaio e febbraio rispetto allo stesso periodo 2025; mentre ovviamente a marzo il conflitto in Iran ha portato a una flessione delle nuove richieste. Quando si aprono scenari internazionali complessi come quelli che stiamo osservando in queste settimane, la preoccupazione è anzitutto umanitaria. Poi ci aspettiamo anche per fine anno eventuali ricadute operative, perché è evidente che tali situazioni di instabilità geopolitica tendono a generare un atteggiamento di attesa da parte dei viaggiatori”. Tornando ai numeri del 2025, Veratour aveva fatto segnare anche un ebit (utile operativo) pari a 23 milioni. A chiudere il podio un’altra conferma, quella di Quality Group: grazie al fatturato aggregato dei tre brand che fanno parte del consorzio – Il Diamante, Mistral Tour e ItalyScape – il turnover dell’anno passato si è attestato a quasi 236 milioni di euro e quindi in crescita del 3% anno su anno. “Oltre al segno più – ha spiegato a Pambianco Hôtellerie il direttore commerciale di Quality Group Marco Peci – evidenziamo il 2025 anche per essere stato, ad oggi, l’anno con il miglior fatturato della nostra storia; seguendo anche un 2024 che fu anch’esso per noi un record. Il risultato 2026 potrebbe attestarsi leggermente sotto il 2025 vista la situazione globale in itinere. Resta comunque la grande soddisfazione per i risultati di questo ultimo triennio”. Il più importante a livello di crescita è stato Boscolo Tours, che sale dalla quinta alla quarta posizione della top ten: l’operatore specializzato in viaggi di gruppo raggiunge un fatturato 2025 di 147 milioni di euro e segna il maggiore incremento anno su anno, pari a +27% (e già nel 2024 aveva registrato +23%). A seguire il Gruppo Nicolaus. I cui conti sono in crescita sia per la parte che si occupa del tour operating sia, più in generale, considerando i dati complementari della hospitality company. “Nel 2025 – ha spiegato l’amministratore delegato Giuseppe Pagliara – il fatturato tour operating di Nicolaus Tour è stato di 139 milioni di euro e ha visto una crescita del 17% sull’anno precedente, ed è quindi stato molto soddisfacente. Se poi guardiamo all’insieme di entrambe le due anime del gruppo, segniamo per l’anno passato un fatturato aggregato di 173 milioni e anch’esso in crescita. Guardando al futuro poi, vediamo proprio una tendenza positiva molto legata sempre alla parte di ospitalità. Che andrà esprimendosi in un mix di due direttrici complementari, unendo cioè i ricavi sia delle strutture di proprietà che di quelle in gestione. La maggior parte di quelle oggi in portafoglio (36 resort, 16 a brand Valtur e 20 come Nicolaus Club) è proprio di questo secondo tipo, in franchising o affiliazione, e ci permette di avere una politica asset light che ci rende più snelli e competitivi. Ecco perché, sempre a livello di gruppo, prevediamo di chiudere il turnover 2026 a 175 milioni di fatturato. Quindi comunque in crescita nonostante la situazione internazionale resti complessa per il mondo dei viaggi organizzati outgoing”. Una buona annata è stata anche quella di Alidays che ha chiuso con un turnover di 85 milioni, in aumento di oltre il 9% sull’anno precedente e con un Ebitda a quasi 3 milioni. “Questi risultati – ha raccontato il CEO Davide Catania – confermano una crescita sostenibile, basata su investimenti continui in tecnologia e persone. Guardando al 2026, un anno così particolare, sicuramente abbiamo affrontato sfide e difficoltà geopolitiche, che abbiamo arginato e contenuto; continuiamo quindi a sostenere gli investimenti”.
La Royal Caribbean di Gianni Rotondo: il crocerista che s’inventa tour operator
Cos’ha in comune Michele Serra con Ryszard Kapuściński. Oriana Fallaci e Bruce Chatwin?
Ryszard Kapuściński — Il polacco Kapuściński ha elevato il reportage a saggio sociologico, capace di analizzare le grandi masse e i flussi del mondo senza smarrire lo sguardo umanistico. In Serra si ritrova la stessa abilità di leggere i fenomeni complessi del turismo contemporaneo non come ostacoli, ma come analisi critica che unisce rigore e meraviglia. Quando osserva l'organizzazione di Zhangjiajie scrivendo: «In Cina, abituati a gestire folle oceaniche, hanno vinto la sfida: limite di accessi, controllo facciale, sistemi di navette efficienti [...] la quantità di turisti era incredibile, ma scorrevole e scadenzata con ordine [...] per rimanere a bocca aperta davanti alla bellezza "ultraterrena"», la struttura del pensiero richiama Ebano o In viaggio con Erodoto: l’analisi della “folla oceanica” con occhio sociologico che sfocia poi nella sorpresa della bellezza e della natura. Oriana Fallaci — Il giornalismo della Fallaci è celebre per il ritmo serrato, la schiettezza priva di retorica consolatoria e l'uso di immagini vigorose per descrivere le grandi rotture. Serra adotta la medesima cifra nei momenti di svolta e crisi del settore turistico, rifiutando il linguaggio edulcorato a favore di un lessico asciutto, tagliente e intellettualmente onesto. Riflettendo sulle fasi più complesse del mercato, tempo fa, scriveva: «Niente ottimismo affettato [...] se all'inizio ho pensato di dover attraversare il deserto, ora mi rendo conto che ci siamo proprio in mezzo, mentre le risorse scarseggiano. Non andrà tutto bene, mi dispiace dirlo...». Il netto rifiuto dei cliché («Niente ottimismo affettato», «Non andrà tutto bene») e la cruda immagine del deserto risuonano della medesima forza polemica e della lucidità d'assalto tipiche della Fallaci. Bruce Chatwin — Lo stile di Chatwin si distingue per una prosa scarna ma denso-filosofica, dove la descrizione geografica diventa pretesto per una meditazione sull'esistere e sul viaggiare. Come in In Patagonia, Serra sa alternare l'osservazione logistica a folgorazioni estetiche e riflessioni sul senso profondo del viaggio come radice dell'identità e dell'etica umana. Quando Serra riflette sul valore civile del muoversi nel mondo sottolineando che «In un'epoca di muri e nazionalismi risorgenti, non c'è forse messaggio più potente e necessario di questo» e rimarca la necessità di difendere i luoghi affinché si possa «rimanere a bocca aperta davanti alla bellezza», echeggia la tensione chatwiniana: il viaggio non è mai semplice spostamento o consumo di destinazioni, ma atto di resistenza culturale e ricerca costante dell'essenziale. N.B.
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