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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

frecceri qlogo giver q“Correva l’anno 1949. L’Italia ‘liberata’ si lasciava alle spalle la II guerra mondiale e Genova diventava capitale della logistica: snodo dei cargo, nonché - di lì a poco - delle navi da crociera. Il turismo di massa avrebbe presto trovato in terra ligure uno dei suoi epicentri. Ne ebbe sentore Alessandro Feliziani, che decise di vendere le sue vigne di Montalcino per fondare un’agenzia di viaggi proprio in quel di Genova. Nacque così Giver Viaggi e Crociere, tra i più longevi e autorevoli marchi del tour operating, specializzato nel Grande Nord e negli itinerari lungo i fiumi, che nel 2024 compie appunto 75 anni. Di anni, l’attuale a.d. Aldo Frecceri, ne ha due in più...” inizia così l’intrigante ritratto che Roberta Rianna, dir. responsabile de l’agenzia di viaggi, dedica al t.o. genovese. ton loghetto invita a proseguirne la lettura, ne vale la pena.

 

Leonard Berberi è probabilmente il miglior giornalista di stampa generalista che scriva di aeroporti e compagnie aeree: sempre documentatissimo e con entrature importanti, i suoi articoli sul Corriere della Sera sono ricchissimi di dati e di numeri. Anche questo, dedicato a Neos e pubblicato il 25 marzo 2024.

 

neos qLa trasformazione da sola compagnia aerea charter a vettore di voli di linea in un mercato sempre più competitivo rafforza le operazioni (e i bilanci) dell’italiana Neos. L’aviolinea del gruppo Alpitour World ha chiuso il 2023, in quello che è stato il primo anno «normale» dopo la pandemia, con 2,3 milioni di passeggeri trasportati, l’85% di tasso di riempimento dei voli, 778 milioni di euro di ricavi (+33% sul 2022), un Ebitda positivo per 68 milioni (+287%) e un utile netto di 42 milioni (+260%).

È stata - tra le cinque compagnie battenti bandiera italiana - quella con i conti migliori. E nonostante le tensioni e i conflitti che hanno ridotto i flussi su alcuni mercati importanti come l’Egitto (-30%). Assieme ai conti di Neos crescono anche le assunzioni (i dipendenti sono saliti a 1.200 di cui 334 assunti nel 2023) e la flotta che oggi conta 16 aerei (5 Boeing 737-800, 5 Boeing 737 Max, 6 Boeing 787) aumenterà a 19 entro l’anno prossimo.

«Il charter vero e proprio - legato alla crocieristica, agli eventi sportivi e musicali - rappresenta ormai il 10% delle nostre operazioni», racconta Carlo Stradiotti, amministratore delegato di Neos. «Il 90% è costituito dai voli di linea, cosa che per noi ha voluto dire anche cambiare modello di business, da società con un unico cliente a tanti». Durante l’inverno 2023/2024 - grazie a una domanda forte - Neos ha potuto aumentare l’offerta prendendo a noleggio un 787 di Norse Atlantic Airways. «Caraibi, Maldive, Africa orientale sono andati bene», commenta Stradiotti. «Cresciamo anche in India, grazie alla direttrice Toronto-Amritsar via Malpensa».

Nel 2024, secondo i dati forniti al Corriere da Cirium, Neos mette in vendita 2,6 milioni di posti sui voli, il 5% su collegamenti nazionali, quota che non crescerà. «Non è il nostro modello di business, non siamo una low cost e non vogliamo diventare tale». Da giugno decolla il volo diretto Palermo-New York, l’unico senza scalo tra la Sicilia e gli Usa (sono circa 24.000 i posti in vendita). Un collegamento previsto fino a settembre, «ma stiamo valutando se estenderlo fino a metà ottobre», anticipa il CEO. Le vendite, dice, stanno andando bene: «Abbiamo in portafoglio già la metà di quanto avevamo preventivato di ricavare dalla rotta, cosa su cui avrei messo la firma, tempo fa». La componente di traffico è molto forte «in ingresso», verso la Sicilia, tant’è vero che la proporzione vede un 65% di clienti Usa, 35% italiani.

Guardando a Oriente, qualche criticità c’è in Cina. «Stiamo provando a tenere il punto nel Paese, ma non è facile», sottolinea Stradiotti. Il motivo? In Europa inglesi, francesi e tedeschi hanno limitato pro tempore il numero di voli con il gigante asiatico, facendo sì che i vettori cinesi abbiano lo stesso numero di frequenze di quelle dedicate ai vettori europei. «La Germania ha una decina di frequenze settimanali con la Cina. In Italia i vettori cinesi ne hanno 55 settimanali, mentre l’unica compagnia italiana verso la Cina, cioè noi, nel periodo di picco quest’anno ne avrà appena 2 settimanali. Siamo diventati il punto d’ingresso dei cinesi in Europa». Con una ulteriore difficoltà: «Non potendo sorvolare la Russia (dopo l’invasione dell’Ucraina, ndr) dobbiamo effettuare percorsi più lunghi di un paio d’ore». Cosa che non avviene per i cinesi. Il calo del Mar Rosso - per le ostilità tra israeliani e Hamas - è stato compensato dalle prestazioni degli altri mercati.

«L’India può crescere ancora: nel Punjab, dove voliamo, vivono 70 milioni di persone». In parallelo Neos ragiona sui prossimi passi. «Un Boeing 787 aggiuntivo avrebbe senso per la nostra flotta», svela. Cosa che potrebbe utilizzare nell’ulteriore fase di espansione. «Pensiamo di aggiungere qualcosa ancora in Africa e nei Caraibi. Vorremmo anche ampliare la presenza su Roma Fiumicino, oltre che su Milano Malpensa e Verona». A proposito di Malpensa: resta forte il focus sui voli per New York. Una rotta tra le più concorrenziali che a gennaio ha registrato l’uscita dal mercato di Ita Airways, mentre restano (e in alcuni casi raddoppiano) i tre vettori americani (United Airlines, Delta Air Lines, American Airlines), Emirates e La Compagnie.

All’orizzonte, con tempi più o meno definiti, ci sono due criticità, secondo il CEO di Neos. La prima: il rispetto del calendario da parte di Boeing: «I ritardi sposteranno la consegna di tre 737 Max dalla prima metà di quest’anno a inizio 2025». La seconda criticità: le normative europee sulle emissioni, come ReFuelEu, «che richiedono progressivamente un maggior impiego del carburante sostenibile per l’aviazioni (Saf)». «Il problema non è solo che il Saf costa molto di più, ma anche che non c’è e gli aeroporti non sono ancora pronti a livello infrastrutturale. E gli effetti inizieranno già dal 2025».

 

palmucci giorgio qNon si può restare insensibili alla vicenda che il 15 gennaio 2024 ha portato in carcere Giorgio Palmucci, oggi fortunatamente ai domiciliari nella sua casa lombarda. Trattasi di una brutta storia di appalti truccati, nella quale l’allora presidente ENIT avrebbe avuto un ruolo, in quanto “componente della Commissione valutatrice delle offerte per l’aggiudicazione della concessione relativa alla riqualificazione del Rione Terra a Pozzuoli”. Sull’estraneità di Giorgio Palmucci, professionista di lungo e specchiato corso, chiunque si occupi di turismo - e l’abbia conosciuto di persona - metterebbe la mano sul fuoco.

Nel nostro settore è fortunatamente assai raro che un manager di quel livello sia coinvolto in fatti di cronaca così gravi: al sottoscritto, in oltre trent’anni, ne vengono in mente solo due. Roberto Tedesco, a.d. Parmatour ai tempi del crac Parmalat, che nel 2011 rievocava la vicenda alla luce di un film da quella ispirato. Fabio Cannavale, a.d. lastminute.com, che nel 2022 fu indagato dalla Procura di Lugano per indebito utilizzo dei crediti concessi alle aziende svizzere per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

 

albatravel logo qevergrande group logo qAssimilare una piattaforma di prenotazione alberghiera (italiana) e una società di sviluppo immobiliare (cinese) è quantomeno azzardato. Eppure, confrontando le recenti - drammatiche - vicende di Albatravel e di Evergrande, i punti di contatto sono molti. Innanzitutto, sono entrambe praticamente fallite: a maggio 2023 Albatravel WHL è stata ammessa al concordato preventivo dal Tribunale di Venezia; a gennaio 2024 l’Alta Corte di Hong Kong ha ordinato la liquidazione di Evergrande Group, come racconta il Corriere Economia. Entrambe erano, con le debite proporzioni, dei colossi: Albatravel, con sede a Venezia, una dozzina di anni fa fatturava 220 milioni di euro ed era la piattaforma di prenotazione hotel e servizi turistici più utilizzata dalle agenzie di viaggi italiane; Evergrande è stata una delle più solide e rampanti società cinesi del secolo, diventata in breve tempo il principale promotore per lo sviluppo immobiliare della Cina e uno dei primi al mondo: 60 miliardi di dollari di fatturato nel 2018. Entrambe crollate sotto il peso dei debiti: in milioni per Albatravel e in miliardi (300) per Evergrande. Infine, accomunate dalla modestia dei rimborsi ai creditori: il 4,09% del credito per quelli di Albatravel, il 3% per quelli di Evergrande. Certo, in migliaia di euro per i primi e in migliaia di milioni, quindi miliardi, per i secondi. Ma alla fine chi ci rimette sono sempre i creditori.

 

ttg1989 qFaccio proprio una cosa da boomer, ma me ne assumo la responsabilità. Ecco la tabella che elenca i primi 17 tour operator italiani, pubblicata da TTG Italia a gennaio 1990: fatturato espresso in milioni di lire, Muro di Berlino crollato da due mesi, 34 anni trascorsi da allora.

Nessuno dei 17 marchi appartiene ancora al fondatore/proprietario dell’epoca. Alcuni non esistono più da tempo: SEMI Granturismo, Aviatour, CIT Viaggi, Diplomat Tour, Ventana, Comitours, Visitando il Mondo, Chiariva. Altri esistono ancora, ma sono passati di mano, alcuni più e più volte: Alpitour (già leader all’epoca), Club Med, Valtur, Francorosso, i Grandi Viaggi, Turisanda, Gastaldi, Orizzonti. Di uno, che nel 1989 occupava l’ultima posizione, ma era in rampa di lancio, si parla ancora, in quanto periodicamente oggetto di interesse e sebbene la sua parabola sia terminata una dozzina di anni fa: Viaggi del Ventaglio del compianto Bruno Colombo.