A Gallipoli il secondo Italian Style Collection del Gruppo Nicolaus
Oggi il Gruppo detiene un portfolio di 40 villaggi, hotel e resort a marchio Nicolaus Club o Valtur, di cui 21 a gestione diretta o in franchising Di questi, sei, più due in pipeline, sono di proprietà o operati dal gruppo con contratti di gestione. A giugno 2023 è stata resa nota l’apertura del secondo resort della Italian Lifestyle Collection, ovvero il Valtur Gallipoli Beach Resort (il primo resort Italian Lifestyle Collection, Valtur Cervinia Cristallo Ski Resort, 5 da 234 chiavi, è stato inaugurato a dicembre 2022). Il nuovo resort, la cui apertura è prevista tra un anno, si trova in località Rivabella, a 4 chilometri dal centro di Gallipoli, su una delle spiagge più belle del Salento. L’immobile risale agli anni 80 ed è oggetto di una radicale ristrutturazione, per un investimento complessivo pari a oltre 20 milioni di euro, di cui 3 di CapEx da parte di Valtur e il resto a carico di un gruppo immobiliare pugliese. A lavori ultimati, il Gallipoli Beach Resort disporrà di una capacità ricettiva di 122 camere, di cui circa 20 suite, oltre che di tre ristoranti, tre bar, boutique, spa, lounge garden e rooftop bar con piscina a sfioro. Con la crescente domanda di mercato, anche straniero, e la annosa difficoltà di trovare camere sul mare, in Puglia, i Pagliara hanno fatto bingo. E vendicato la rinuncia allo storico Valtur di Ostuni, che qualche anno fa non venne assegnato loro.
Graziano Debellini di TH Resorts continua a investire sulla montagna
Da sempre assertore del turismo montano, il presidente e fondatore Graziano Debellini ha una bella storia, personale e imprenditoriale: è diventato albergatore partendo da un’amicizia e dalla passione comune per la montagna, da cui è scaturita la decisione di prendere in gestione un rifugio sul Monte Adamello. Era il 1977: quarant’anni dopo Debellini guida TH Group, che con i marchi TH Resorts, Touring Club Italiano e i tour operator Baobab e Markando gestisce oltre trenta strutture alberghiere, di cui nove sulle Alpi, soprattutto in Valle D’Aosta e Trentino, che ne fanno il leader italiano dell’ospitalità in montagna. Nel 2017 nell’azionariato è entrata CDP Cassa Depositi e Prestiti, che ha consentito di investire e pianificare: insieme a CDP TH ha dato vita alla “Scuola Italiani di Ospitalità”, progetto formativo costruito sul modello delle grandi scuole di hôtellerie europee, e in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha progettato il primo “Corso di Laurea Triennale in Hospitality Innovation and e-tourism”, in lingua inglese. La filosofia di Graziano Debellini è riassunto in questa recente dichiarazione alla stampa: “La nostra catena è prevalentemente costituita da hotel a 4 stelle. Ogni anno cerchiamo di far crescere la reputation attribuitaci nostri clienti, e questo dipende da come il personale è educato, da come si è attenti ai dettagli e da come si accolgono gli ospiti, da come si superano i problemi (che sono inevitabili in ogni settore). Non dobbiamo dimenticare che questi lavoratori, questi dipendenti, dormono nella ’fabbrica’ in cui producono accoglienza. Pensare quanto questo aspetto possa incidere è esistenziale. È un mestiere che è aperto 24 ore al giorno, di notte perlopiù si dorme, ma se qualcuno ha una esigenza bisogna saper rispondere prontamente. Questa è qualità".
Donne al potere: cos’hanno in comune Meloni, Santanchè e Jelinic
24.11.2022 - Il popolo che nomina una donna, che nomina una donna, che nomina un’altra donna. Chapeau. Non è mai successo, nell’Italia gerontocratica e maschilista che conosciamo. Eppure è andata così. Il 25 settembre 2022 le elezioni politiche consegnano la presidenza del Consiglio a Giorgia Meloni; la quale il 21 ottobre nomina Daniela Santanchè Ministro del Turismo; la quale a sua volta, il 16 novembre, annuncia la nomina di Ivana Jelinic come amministratore delegato di Enit. Tutto in meno di due mesi. Le donne - ma questo si sa - corrono. Questo NON è un post politico. Perché il sottoscritto non scrive di politica, ma di donne in grado di rompere il monopolio maschile sì. Quindi vediamo cos’hanno in comune Giorgia Meloni, Daniela Santanchè e Ivana Jelinic: 1. Sono nate in contesti non privilegiati - In primo luogo, non sono “la figlia di...”, né “la moglie di...” e tantomeno “l’amante di...”. Cioè, non occupano quelle posizioni grazie a “gentili concessioni” maschili. Meloni rivendica con orgoglio la provenienza dalla Garbatella, quartiere popolare di Roma, dove è cresciuta senza il padre. Santanchè è nata Garnero, figlia di un piccolo imprenditore cuneese, due fratelli e genitori particolarmente burberi e severi. Jelinic è cresciuta e vive in Umbria, il cognome tradisce le origini croate. Nessuna di loro è ricca di famiglia. 2. Hanno fatto la gavetta, quanto e più degli uomini - Meloni cresce in un quartiere di sinistra, dove frequenta un istituto professionale (conseguirà la maturità linguistica), ma a 15 anni aderisce al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, e inizia la sua militanza politica. Fa un po’ di lavoretti, per mantenersi, compreso quello di baby-sitter (anche per la figlia della compagna di Fiorello). Santanchè, dopo il liceo si trasferisce a Torino, contro il volere dei genitori, consegue la laurea in Scienze Politiche, si sposa giovanissima col chirurgo plastico Paolo Santanchè: lavora con lui, poi nel 1995 si separa ed entra in politica, nelle file di Alleanza Nazionale. Fa l’imprenditrice, ma finisce nelle rubriche di gossip per l’amicizia con il vicino di casa (è di Verzuolo, CN) Flavio Briatore e la relazione col giornalista Alessandro Sallusti. Per Jelinic valgono le parole che pronunciò a giugno 2018, dopo essere stata eletta presidente Fiavet: “Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra. Non è stato facile: sono giovane, sono donna in un mondo molto maschile e provengo da una piccola regione”. 3. Hanno preso il posto di uomini, e sconfitto uomini che avrebbero voluto essere al loro posto - Meloni è la prima presidente del Consiglio donna, in Italia, il fatto è stranoto: è succeduta a Mario Draghi, che aveva preso il posto di Giuseppe Conte, che era stato preceduto da Paolo Gentiloni, e prima da Matteo Renzi: basta così, tanto i 30 (!) presidenti del Consiglio che si sono succeduti dal 1946 a oggi sono tutti maschi. Santanchè si è insediata al posto di Massimo Garavaglia, ma quando il turismo non aveva ancora un ministero, a comandare erano i ministri della Cultura (e una volta pure dell’Agricoltura): anche lì, tutti uomini, a eccezione della berlusconiana Vittoria Brambilla. Jelinic in Enit ha sostituito una donna, la professoressa Roberta Garibaldi, la quale però è durata un anno scarso e che comunque aveva un uomo, Giuseppe Albeggiani, come predecessore. Chi avrebbe voluto essere al loro posto? Di Meloni, l’attuale vicepresidente del Consiglio. Di Santanchè, il suo predecessore, leghista come un altro che ci sperava (quello del turismo insieme all’agricoltura, di cui sopra). Di Jelinic, i corridoi dei ministeri romani sono talmente affollati di maschietti rampanti che il neo-ministro aveva solo l’imbarazzo della scelta. 4. Prediligono il basso profilo, ora che occupano posizioni di potere - “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana!“ (Meloni, comizio in piazza San Giovanni, Roma, ottobre 2019). “Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana: no me lo pueden quitar!” (Meloni, palco di Vox, Madrid, ottobre 2021). Sono proclami talmente popolari, della Meloni all’opposizione, che ne hanno fatto rap e remix. Su Wikipedia i “Procedimenti giudiziari e controversie” della Santanchè occupano 13 righe di testo. Di Jelinic si narrano arrabbiature epiche, non accessibili al pubblico, infarcite di colorite espressioni umbre. Ma oggi, ognuna delle tre al posto di comando, prevale il profilo basso. Discreto, istituzionale, posato. Anche in questo switch, le donne sono più brave dei maschietti.
Teorema Tour completa la brand collection di Volonline
La vendita diretta di Veratour ammonta al 3% del totale ricavi
“Al momento secondo quanto risulta a TTG Italia la vendita diretta di Veratour ammonta al 3% del totale ricavi. Un perimetro che deve allargarsi. Stefano Pompili, direttore generale di Veratour, vuole giocare l’ennesima partita nel campo della distribuzione e si affida ancora una volta al gruppo Verastore. Ha spiegato infatti che, a fronte di una ripresa chiara del comparto, è necessario alzare ancora una volta la posta sul fronte Verastore, le agenzie fidelizzate che dovranno superare il 70% delle vendite totali della società. Una decisione che arriva in una stagione segnata dall’apertura delle vendite al canale web, con mugugni di una parte della distribuzione. A questi Veratour ha sempre dato il giusto peso, chiarendo che si tratta di un esperimento effettuato nella massima trasparenza con garanzia del parity rate".
|














