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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

david elenaÈ un bel ritratto, quello che la sezione Economia&Finanza di Repubblica dedica al CEO Elena Davidarrivata in Valtur giusto un anno fa. Merita di essere letto, anche per il personale, che arricchisce il quadro complessivo: “La manager si è trasferita da Prato a Milano, ‘che considero una città bellissima, con palazzi fantastici, giardini, corti. Ho anche preso la residenza. Mi rammarico di tutte le cose che non sono ancora riuscita a vedere’, seguita dal marito Maurizio Ucchino, siciliano, ingegnere della General Electric, ‘Non desideravo fare la pendolare’. I figli invece sono lontani: Lorenzo, 25 anni, dopo la triennale di Giurisprudenza è in un campus universitario in Svizzera. Virginia, 19 anni, ‘la nostra scheggia impazzita’, giocatrice di pallamano, è ad Arhus in Danimarca, dove la pallamano è lo sport nazionale, specie tra le donne, per perfezionarsi. ‘Non vedo l'ora che arrivi Natale per riunire la famiglia’."

 

screenshot la stampaLa Stampa, il glorioso quotidiano torinese, scrive volentieri di turismo, sia per tradizione (i piemontesi sono notoriamente grandi viaggiatori) sia per diffusione geografica (è leader di vendite in Val d’Aosta e Liguria). E di solito ne scrive con cognizione di causa, basta ricordare i tempi nei quali la famiglia Agnelli, con Ifil / Exor, era il primo azionista di Alpitour. Appare quindi insolita la “scivolata” pubblicata sul giornale del 27 luglio 2017. Titolo “Turisti senza animatori. Sciopero nei villaggi Valtur” a tutta pagina e tono tra l’allarmistico e il “vabbè, tanto si sa come vanno le cose in Italia, quando c’è di mezzo la finanza”. Sarà che l’autore scrive da Roma, lontana sia da Milano che da Torino. Comunque, lascio ai lettori di ton-loghetto.gif la libertà di farsi il proprio giudizio, per l’articolo basta cliccare qui. Pronta la replica di Valtur, che ovviamente ridimensiona l’episodio, e altrettanto la controreplica del giornalista, che para il colpo e la (ri)mette sul piano dei rapporti tra capitalista senza cuore (Valtur) e proletariato schiavizzato (“collaboratori”): leggere qui per capire.”

 

barone di mare qDal vocabolario Treccani: “impasse sostantivo femminile, francesismo - trovarsi in una impasse, in una situazione difficile, da cui non si sa come uscire (anche di trattative, contrattazioni, tentativi d’accordo, bloccati da qualche difficoltà e di cui non si preveda una facile o prossima soluzione)". È esattamente quello che è successo al t.o. della famiglia Pompili col resort Barone di Mare di Torre dell’Orso, in Salento. Entrato nel portafoglio Veraclub (primo villaggio in Puglia, dopo una ricerca protrattasi a lungo), doveva aprire a metà giugno 2017. “Il Barone di Mare ha aperto il 9 luglio, alla fine di tre settimane che non sono state piacevoli, né per noi, né per le agenzie, che ringraziamo, né per il cliente finale” dichiara al TTG con un sospiro (testuale) Massimo Broccoli, direttore commerciale Veratour. “La consegna da parte della proprietà è stata posticipata, perché i lavori di ristrutturazione si sono prolungati e ampliati per rispettare i nostri standard, che sono ben precisi”. Gli standard Veratour sono ben noti, e la proprietà del Barone di Mare ne era al corrente da tempo. Probabile siano volati gli stracci, tra Roma e Torre dell’Orso.

 

alessandro rossoLa notizia gira da tempo, anche perché chi ha guardato per mesi nei conti del t.o. di proprietà di Alessandro Rosso e guidato dal CEO Paola Ricci ha fatto sapere che l’accordo c’era, ma all’ultimo è saltato. La controparte è cambiata e ora si parla di un fondo italiano (che vanno tanto di moda, leggi qui): fosse la volta buona perché il glorioso marchio Best Tours passi (ancora una volta) di mano? L’unico a occuparsene è il direttore del TTG Remo Vangelista, che consigliamo di leggere cliccando qui. Chi vivrà, vedrà.

 

agenzia con serranda qagenzia bellaL’autore di queste newsletter per il blog “Whatsup” sul TTG on line. Domenica pomeriggio di fine luglio, quasi 35 gradi, inforco la Vespa e faccio un giro delle agenzie di viaggi di Milano nord e Brianza. Ne ho viste dieci, ovviamente chiuse, e quello che ho trovato in vetrina - due eccezioni a parte - è desolante. Lo so che una decina di agenzie non sono un campione rappresentativo delle 1500 lombarde, ma tant’è. Comincio con una buona notizia (l’unica): non ho trovato offerte appiccicate al vetro con lo scotch, obbrobrio una volta molto comune. Sarà finito lo scotch, e pure i fax (ma non le offerte). Iniziamo con le serrande: due agenzie avevano quella “cieca”, a elementi chiusi, che quando è abbassata non permette di vedere cosa ci sia dietro; a parte l’insegna (comunque in alto), nessun altro elemento faceva capire che lì dentro si vendono viaggi. Tutte le altre avevano la serranda “a maglia”, ovvero quella formata da tubi di ferro diritti, che formano rettangoli orizzontali e permettono di vedere dietro quando è tirata giù. Tutte (tutte) le serrande erano sporche, impolverate o macchiate d’olio, scolorite e qualcuna pure arrugginita (vedi foto a sinistra). Guardando dentro, stavo ben attento a non sfiorare quel ferro vecchio neanche con un dito. Le offerte ci sono ancora, eccome: niente più fax macchiati, ma bei fogli A4 a colori, appesi a un filo o appoggiati su un espositore. Il problema è che - se la vetrina è esposta al sole - i colori a getto d’inchiostro resistono qualche giorno, poi il nero diventa grigino, il rosso un rosa pallido e l’arancio un giallo stinto. Di alcune offerte ho potuto leggere il nome del t.o., la destinazione e magari l’offerta bambini, ma le stelle dell’hotel e il prezzo no, annebbiati per sempre. Stendiamo un velo pietoso sui cataloghi dei t.o., ordinatamente distesi uno accanto all’altro, con le copertine piegate dal caldo e i colori tendenti tutti a un triste e democratico pastello stinto. Una cosa che controllo sempre, da quando aprivo agenzie, è la data delle offerte in vetrina: non sopporto quelle scadute, magari da tempo, ma quelle che mi mandano ai matti sono le “bimestrali”, tipo: “Ibiza, club resort 4 stelle, xx euro a coppia, tutte le partenze di giugno e luglio”. “Ma caspita (è un eufemismo)” mi dico “Se hai fuori quest’offerta significa che l’hai messa un mese e mezzo fa, siamo a fine luglio e la prossima partenza è quella del 29/30, possibile che non ti sia arrivato qualcosa di più interessante da spiaccicare in vetrina con una bella freccia (rosso vivo, non rosa scolorito)?!”. Al problema ovvia il totem multimediale che un noto network colloca in una nota agenzia del centro di Monza: bello, moderno, visibile anche in pieno sole. Solo che le offerte sono solo una dozzina, che ognuna sta su qualche secondo di troppo e che - soprattutto - comprendono anche partenze di novembre e dicembre: vabbè l’advance booking, ma siamo a fine luglio, e agosto non sta vendendo selvaggiamente! Due parole sui network di appartenenza delle agenzie: qualche vetrofania, un espositore in un angolo, l’adesivo sopra la maniglia. Presenza discreta, ovvero, invisibile per il cliente finale. Mi fermo qui, sono triste anch’io, per due motivi. Perché è evidente che all’agente di viaggi di oggi - in strenua lotta col web e col cliente fai-da-te - della vetrina non importa più molto, visto che è diventata solo un divisorio tra il suo banco e il marciapiede. Poi perché, in una strada del centro storico, la vetrina di un’agenzia è spesso la più brutta tra tutti i negozi, con qualche rara eccezione (vedi foto a destra). Comunque, telefonisti, intimo, modaioli e temporary store il tentativo di “agganciare” il passante lo fanno, eccome. L’agente di viaggi non più: chiuso dentro il suo fortino, a combattere la sua battaglia al PC, il passante sembra dargli quasi fastidio. Si è stinto anche lui.