Carmelo Patti assolto dopo 13 anni di processo: si ribalta tutta l’amara vicenda Valtur
Solita storia italiana: grande bailamme alla pubblicazione dell’avviso di garanzia, immediato processo mediatico e poi - quando la giustizia compie finalmente il suo corso, dopo anni - silenzio. Per rendere parziale e tardiva giustizia a Carmelo Patti basta leggere tre incipit, tutti del 12 aprile 2024: “Carmelo Patti non ha potuto assistere alla rivalsa contro anni di accuse infamanti. L’ex elettricista di Castelvetrano, diventato il ‘re’ del turismo in Italia e non solo grazie al colosso Valtur, è morto nel 2016 all’età di 82 anni. Era stato per anni perseguitato da accuse, indagini e processi sull’origine ‘mafiosa’ della sua ricchezza, che avevano portato nel luglio 2018 alla confisca del suo patrimonio da parte del tribunale di Trapani. Oggi la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto dando ragione al ricorso presentato dagli avvocati” (l’Unità) “Per anni è stato indicato dagli inquirenti come uno dei prestanome di Matteo Messina Denaro. Oggi, la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto del Tribunale di Trapani che, nel luglio del 2018, aveva disposto la confisca dei beni dell’ex patron della Valtur, Carmelo Patti, nel frattempo deceduto. La Corte ha escluso che Patti abbia avuto nel corso della sua attività rapporti di «vicinanza» con l’associazione mafiosa. La corte ha anche escluso che Patti abbia costruito il suo impero con metodi illeciti «restituendogli, seppure post mortem, - dicono i legali - quella onorabilità ingiustamente macchiata nel corso dei 13 anni di processo di prevenzione». (La Sicilia) “Dopo anni di indagini e processi la Corte d’appello di Palermo azzera tutto. E smonta la base del castello accusatorio smentendo che l’imprenditore, originario dello stesso paese di Matteo Messina Denaro, sia stato uomo dei clan e dell’ex latitante e che abbia realizzato la sua fortuna (del solido impero, dopo il sequestro, è rimasto in attivo ben poco) con metodi illegali” (il Corriere della Sera).
Dopo la Francia Naar apre in Germania e in Belgio: due consigli non richiesti
A Frederic Naar il coraggio non difetta, dopo l’apertura di una filiale a Parigi, nel 2024 Naar Bespoke Travel (rebranding dello storico Naar Tour Operator) sbarca prima in Germania poi a Bruxelles per coprire i mercati di Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Naar è bravo e non ne ha bisogno, ma ecco due consigli non richiesti, perché l’operazione abbia successo: - esportare il proprio modello di business è saggio (guarda cosa fanno Booking.com e Ryanair, per dire) ma bisogna adattarsi al contesto locale e modificare quello che in Italia funziona, ma all’estero no (o almeno, non subito) - evitare di affidare il nuovo business al fidato collaboratore italiano, che magari non parla nemmeno la lingua: più saggio e lungimirante assumere personale locale, a livello di vertice e di staff, perché solo chi è nato li e lì è cresciuto professionalmente può veramente essere di supporto alla nascente attività. Poi, come dicevamo noi boomer, l’occhio del padrone ingrassa il cavallo...
50 anni di Viaggi dell’Elefante, da Vittorio a Enrico Ducrot
I primi 5 tour operator italiani, secondo Pambianco Hôtellerie Summit 2024
Alpitour - div. T.O. 1.361 (1.362) Veratour 230 (249) Quality Group 205 (173) Nicolaus 148 (91) Idee per Viaggiare 105 (50)
Intervista video a Graziano Debellini, presidente TH Group
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ricorda due casi eclatanti: nel 1997 Bruno Colombo, all’apice del successo di Viaggi del Ventaglio, decise di aprire VentaClub Deutschland a Monaco di Baviera e si scontrò col “cartello” degli operatori tedeschi. Nel 2013 Luca Patanè investì parte dei cospicui guadagni di Uvet per acquisire Flygpoolen.se, una delle principali OTA svedesi, con un giro d’affari di 100 milioni di euro di biglietteria aerea: inizio promettente, poi anche Flygpoolen.se è finita nel turbinio della crisi Uvet durante la pandemia. 

