A che punto siamo con la vendita Alpitour? Sempre tra color che son sospesi
- tutto da spiegare l’“assoluto riserbo”, visto che degli altri pretendenti si fa il nome da mesi (TUI, Certares e Wamos) e - se non si fa - si lascia capire (MSC Holding); - si insiste sul fatto che Wamos Grupo sia “il terzo gruppo turistico più importante della penisola iberica”, ma la fonte pare essere Wamos stesso, che sul proprio sito lo dichiara con tanto di numeri a corredo; esprimo scetticismo a riguardo, non fosse perché Wamos è stata fondata solo nel 2014 (quindi ha attraversato due anni di pandemia) e perché la flotta di aeromobili di Wamos Air è inferiore a quella di Neos, ovvero della compagnia aerea facente parte del pacchetto Alpitour.
Cos’hanno in comune Roger Federer (e Jannik Sinner) e l’Alpitour degli Isoardi? Essere “in the zone”
Nessuno dubita che Roger Federer vada ormai considerato il più grande tennista della storia. Pochi ricordano, ma nessuno dubita, che nell’Alpitour degli anni ‘70/’80 ci fossero già gli elementi che le avrebbero permesso di mantenere la leadership del turismo italiano fino a oggi. Cos’hanno in comune Federer e l’Alpitour del secolo scorso? Quella che i mental coach chiamano “in the zone” o “trance agonistica”: nel tennis, la rara e incredibile condizione psicofisica in cui tutto fluisce senza sforzo apparente, il gioco funziona alla perfezione e tu sai già che colpirai la pallina e la manderai esattamente in quell’angolo del campo dove il tuo avversario non arriverà mai. Federer lo ha sperimentato svariate volte, vincendo i suoi venti titoli nel Grande Slam. Nel lavoro, soprattutto creativo, è quello stato di coscienza in cui si è completamente immersi nell’attività che si sta facendo, totalmente coinvolti da essa, focalizzati sull’obiettivo, assolutamente positivi sul raggiungimento del risultato, intrinsecamente motivati e gratificati dallo svolgimento stesso del compito. L’Alpitour guidata da Lorenzo e Guglielmo Isoardi era “in the zone”: apriva una destinazione (le Canarie, ad esempio) e i turisti accorrevano a frotte; lanciava una promozione e i telefoni del booking s’incendiavano; metteva su catene charter su Spagna, Grecia, Tunisia e doveva sempre aggiungere voli extra; inventava, dal nulla, l’Assistenza in loco e questa diventava un canone per tutta la concorrenza. Ma, soprattutto, era l’atmosfera che in quegli anni si respirava nella storica sede di San Rocco Castagnaretta, a due passi da Cuneo, che era veramente “in the zone”: centinaia di colleghi, la maggioranza dei quali nati in un raggio di pochi chilometri, che trasformavano l’Agenzia Alpi di Lorenzo Isoardi - in una provincia allora senza neanche l’autostrada - nel più importante t.o. italiano. Del quale facevano parte, tanto per fare qualche nome, il compianto Paolo Monte inventore dell’indimenticato “Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi”, il Pietro Aversa che sarebbe poi andato in Alitalia e in IATA, e oggi in Nicolaus; il Sergio Testi che, dopo trent’anni di Alpitour, oggi guida Gattinoni Travel Network. Sono certo che la pensano come il sottoscritto tutti i duecento (!) colleghi che il 13 aprile 2019 si sono ritrovati a Cuneo in occasione dell’Operazione Nostalgia, raduno degli ex dipendenti Alpitour (ma non solo) accolti da un sempre in forma Guglielmo Isoardi. “Non sapevamo che stavamo facendo qualcosa di grande, ma lo facevamo con passione e con amore” rivela, quasi commosso, uno dei presenti. La prossima volta invitiamo Roger Federer.
Primo semestre positivo della sua storia: Giovanni Tamburi su Alpitour
Tre semplici annotazioni: il “primo semestre positivo a livello di Ebitda” è perché il business è stagionale e il secondo semestre ha sempre ripianato le perdite del primo; poi, ci sono voluti cinque anni per raggiungere questo risultato, che non sono pochi, sebbene di mezzo ci sia stato il Covid; infine, l’annotazione sugli “ingenti investimenti effettuati” e la previsione di una “modifica che ci pare strutturale” significa che la proprietà auspica che il business stia finalmente in piedi da solo e che di “ingenti investimenti” non ci sia più bisogno.
“Non trovo personale, i giovani si sentono tutti influencer” proclama Diego Borrelli
Fico chiude per 4 mesi, riaprirà come “Grand Tour Italia”
La cronaca de “il Fatto Quotidiano”, 22 settembre 2023, che riportiamo integralmente, non fa sconti.
Fico chiude. La Fabbrica Italiana Contadina aperta in pompa magna alla periferia di Bologna da Oscar Farinetti nel 2017 non esisterà più. “Fra le cose che non mi son venute tanto bene, Fico è una di queste”, ha spiegato alla maniera di Forrest Gump il guru di Eataly durante una trasmissione di Radio24. Dichiarazione a cui è seguita subito la doccia gelida: Fico non esisterà più e tra quattro mesi negli stessi spazi riaprirà una cosa che si chiamerà Grand Tour Italia. Se non è zuppa è pan bagnato, ma si sa è dal 2012 che a Farinetti a Bologna è stato steso un chilometrico tappeto rosso di cui si fatica a vedere la fine. La fredda cronaca riporta però un dato incontrovertibile: Fico non ha mai funzionato né commercialmente né comunicativamente. Insomma niente brand internazionale a suon di mortadelle e mozzarelle...
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