CHI E' ROBERTO GENTILE

rgentile sett21

L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

      bann nicolaus feb22 160x124



T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

ilsole alpitour 19gen qAll’inizio di dicembre 2023 ho dedicato un pezzo alla trattativa che vede il maggior tour operator italiano in vendita al miglior offerente. Il poco che è cambiato da allora, dopo due mesi, è leggibile in questo articolo de il Sole 24Ore del 19 gennaio 2024. Dal quale estrapolo due concetti: si sarebbero fatte avanti “altre due multinazionali del settore, una americana e l’altra asiatica, sulla cui identità c’è assoluto riserbo”:

- tutto da spiegare l’“assoluto riserbo”, visto che degli altri pretendenti si fa il nome da mesi (TUI, Certares e Wamos) e - se non si fa - si lascia capire (MSC Holding);

- si insiste sul fatto che Wamos Grupo sia “il terzo gruppo turistico più importante della penisola iberica”, ma la fonte pare essere Wamos stesso, che sul proprio sito lo dichiara con tanto di numeri a corredo; esprimo scetticismo a riguardo, non fosse perché Wamos è stata fondata solo nel 2014 (quindi ha attraversato due anni di pandemia) e perché la flotta di aeromobili di Wamos Air è inferiore a quella di Neos, ovvero della compagnia aerea facente parte del pacchetto Alpitour.

 

jannik roger qNel 2019 pubblicai un pezzo dedicato al più grande tennista di tutti i tempi, Roger Federer, paragonato all’Alpitour dei tempi della famiglia Isoardi. Lo ripubblico integralmente oggi, a gennaio 2024 e dopo la prima vittoria Slam di Jannik Sinner, perché basta sostituire il fuoriclasse svizzero con il tennista altoatesino: il concetto è lo stesso.

Nessuno dubita che Roger Federer vada ormai considerato il più grande tennista della storia.

Pochi ricordano, ma nessuno dubita, che nell’Alpitour degli anni ‘70/’80 ci fossero già gli elementi che le avrebbero permesso di mantenere la leadership del turismo italiano fino a oggi. Cos’hanno in comune Federer e l’Alpitour del secolo scorso? Quella che i mental coach chiamano “in the zone” o “trance agonistica”: nel tennis, la rara e incredibile condizione psicofisica in cui tutto fluisce senza sforzo apparente, il gioco funziona alla perfezione e tu sai già che colpirai la pallina e la manderai esattamente in quell’angolo del campo dove il tuo avversario non arriverà mai. Federer lo ha sperimentato svariate volte, vincendo i suoi venti titoli nel Grande Slam.

Nel lavoro, soprattutto creativo, è quello stato di coscienza in cui si è completamente immersi nell’attività che si sta facendo, totalmente coinvolti da essa, focalizzati sull’obiettivo, assolutamente positivi sul raggiungimento del risultato, intrinsecamente motivati e gratificati dallo svolgimento stesso del compito. L’Alpitour guidata da Lorenzo e Guglielmo Isoardi era “in the zone”: apriva una destinazione (le Canarie, ad esempio) e i turisti accorrevano a frotte; lanciava una promozione e i telefoni del booking s’incendiavano; metteva su catene charter su Spagna, Grecia, Tunisia e doveva sempre aggiungere voli extra; inventava, dal nulla, l’Assistenza in loco e questa diventava un canone per tutta la concorrenza.

Ma, soprattutto, era l’atmosfera che in quegli anni si respirava nella storica sede di San Rocco Castagnaretta, a due passi da Cuneo, che era veramente “in the zone”: centinaia di colleghi, la maggioranza dei quali nati in un raggio di pochi chilometri, che trasformavano l’Agenzia Alpi di Lorenzo Isoardi - in una provincia allora senza neanche l’autostrada - nel più importante t.o. italiano. Del quale facevano parte, tanto per fare qualche nome, il compianto Paolo Monte inventore dell’indimenticato “Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi”, il Pietro Aversa che sarebbe poi andato in Alitalia e in IATA, e oggi in Nicolaus; il Sergio Testi che, dopo trent’anni di Alpitour, oggi guida Gattinoni Travel Network.

Sono certo che la pensano come il sottoscritto tutti i duecento (!) colleghi che il 13 aprile 2019 si sono ritrovati a Cuneo in occasione dell’Operazione Nostalgia, raduno degli ex dipendenti Alpitour (ma non solo) accolti da un sempre in forma Guglielmo Isoardi. “Non sapevamo che stavamo facendo qualcosa di grande, ma lo facevamo con passione e con amore” rivela, quasi commosso, uno dei presenti. La prossima volta invitiamo Roger Federer.

 

giovanni tamburi qSempre interessante e formativo leggere le relazioni finanziarie semestrali di TIP Tamburi Investment Partners SpA “gruppo industriale indipendente e diversificato quotato al segmento Euronext Star Milan di Borsa Italiana S.p.A., che partecipa al capitale di numerose eccellenze imprenditoriali” guidato da Giovanni Tamburi. Soprattutto perché adotta un linguaggio comprensibile ed esprime giudizi che suonano – rara avis, in ambito finanziario – concreti. Ecco cosa scrive della partecipata – dal 2018Alpitour SpA: “Va segnalata la notevole performance di Alpitour, gruppo in forte ascesa, che nel periodo ha consuntivato (primo semestre 2023 - ndr) per la prima volta nella sua storia, un primo semestre positivo a livello di Ebitda. Al di là della stagionalità del business di Alpitour, i risultati economici sin qui raggiunti e il livello della raccolta ordini sono tali da consentire la previsione di un risultato estremamente positivo per l’anno in corso e, ancora più importante, una modifica che ci pare strutturale – in positivo grazie anche agli ingenti investimenti effettuati – sui conti economici del gruppo”.

Tre semplici annotazioni: il “primo semestre positivo a livello di Ebitda” è perché il business è stagionale e il secondo semestre ha sempre ripianato le perdite del primo; poi, ci sono voluti cinque anni per raggiungere questo risultato, che non sono pochi, sebbene di mezzo ci sia stato il Covid; infine, l’annotazione sugli “ingenti investimenti effettuati” e la previsione di una “modifica che ci pare strutturale” significa che la proprietà auspica che il business stia finalmente in piedi da solo e che di “ingenti investimenti” non ci sia più bisogno.

 

diego borrelli qSprintours, UVET AmEx, InViaggi, Valtur, ancora UVET, infine Bluvacanze. poi il ritorno al primo amore giovanile, la ristorazione. Aziende di primo piano e ruoli via via di maggior rilievo, per un manager che ha bruciato le tappe nel turismo e che oggi, poco più che quarantenne, è imprenditore in proprio e gestisce a Napoli cinque ristoranti, con l’insegna Signora Bettola. Diego Borrelli ha sempre lavorato sodo e portato a casa i numeri, e oggi non le manda a dire: “In un ristorante si lavora anche nei festivi e nel fine settimana, ovvio che un lavapiatti non può essere remunerato come uno chef. A inizio estate una diciannovenne, presentatasi a un colloquio per il nostro stabilimento balneare a Licola, mi ha detto che 1400 euro al mese erano pochi e che non sarebbe scesa di casa per meno di 2000 o 2200 euro al mese, anche perché su TikTok avrebbe guadagnato di più rispetto allo stipendio che le proponevo. Ecco perché non si trova personale”. Val la pena leggere l’intervista di Diego sul Corriere del Mezzogiorno o meglio vederlo in tivù a Zona Bianca. Nel turismo abbiamo perso uno sveglio. Peccato.

 

oscar farinetti qNon era nato coi migliori auspici, a cominciare dal nome, che non tutti avevano gradito: FICO sta per Fabbrica Italiana Contadina ed è (era) un parco tematico dedicato al settore agroalimentare e alla gastronomia, uno dei più grandi al mondo nel suo genere, situato negli ex spazi del Centro agroalimentare di Bologna. Ispiratore e deus ex machina è Oscar Farinetti, e a qualcuno l’idea era piaciuta.

La cronaca de “il Fatto Quotidiano”, 22 settembre 2023, che riportiamo integralmente, non fa sconti.

 

Fico chiude. La Fabbrica Italiana Contadina aperta in pompa magna alla periferia di Bologna da Oscar Farinetti nel 2017 non esisterà più. “Fra le cose che non mi son venute tanto bene, Fico è una di queste”, ha spiegato alla maniera di Forrest Gump il guru di Eataly durante una trasmissione di Radio24. Dichiarazione a cui è seguita subito la doccia gelida: Fico non esisterà più e tra quattro mesi negli stessi spazi riaprirà una cosa che si chiamerà Grand Tour Italia. Se non è zuppa è pan bagnato, ma si sa è dal 2012 che a Farinetti a Bologna è stato steso un chilometrico tappeto rosso di cui si fatica a vedere la fine. La fredda cronaca riporta però un dato incontrovertibile: Fico non ha mai funzionato né commercialmente né comunicativamente. Insomma niente brand internazionale a suon di mortadelle e mozzarelle...