CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

simei stefanoth resorts46 anni, romano di origine e padovano di adozione, Stefano Maria Simei - con trascorsi in Eden, ITN, Viloratour e Valtur - dal 2011 è direttore commerciale Italia di Hotelturist SpA, holding con interessi nell’hôtellerie (TH Resort), nel tour operating (Markando) e nelle vendite on line (Hotellone by Not Only Travel). Una carriera sempre nelle vendite, a cavallo tra industria e distribuzione.

Domanda - È meglio lavorare in un’agenzia di viaggi o in t.o., al giorno d’oggi? Risposta - Credo che fare il t.o. sia più stimolante, anche se comporta un livello maggiore di rischio economico e imprenditoriale: bisogna essere creativi e flessibili, per adeguare il prodotto alle esigenze del cliente e intercettare immediatamente i cambiamenti della domanda di mercato. Rispetto a dieci anni fa la multicanalità è divenuta reale e lo scenario è radicalmente mutato, basta guardare quanti dei top player del 2006 siano ancora operativi. D - Tivigest (il nome col quale noi addetti ai lavori identifichiamo il gruppo - ndr) nasce come gestore alberghiero, ma oggi ha interessi molto diversificati: come è accaduto? R - È stato un percorso di crescita e un’evoluzione naturale. Qualche anno fa, a seguito della chiusura di molti t.o. generalisti attivi sul prodotto Italia, l’azienda ha ritenuto opportuno lanciare un brand commerciale (TH Resorts), sostenuto da un’apposita divisione, che promuovesse i nostri hotel sul mercato internazionale, oltre che su quello domestico. Per farlo si è avvalso di figure professionali che hanno portato nuovo know-how, dal quale sono nati progetti originali come Not Only Travel e Markando. Logico che molto sia dovuto a solide radici nella gestione alberghiera e al lavoro fatto in questi anni sulla distribuzione. D - Scelga tre network e un elemento distintivo per ciascuno. R - Robintur / Via con Noi è il network che, grazie al patrimonio dei soci COOP, può avere il maggiore sviluppo e, potenzialmente, rompere il mercato. Last Minute Tour è riuscito a coniugare le logiche della Grande Distribuzione, ad esempio il controllo del prezzo al cliente finale, con le tipicità del nostro settore, gestendo al meglio la complessità di una rete composta da filiali in aip e agenzie di proprietà. Gattinoni Mondo di Vacanze, infine, perché sono solidi, concreti, freschi: strutturati, ma con un animo amichevole.

 

la rocca ciroigrandiviaggi logoCiro La Rocca è il direttore vendite de i Grandi Viaggi, t.o. di proprietà della famiglia Clementi, quotato dal 1998 sul listino della Borsa di Milano. La Rocca ha preso il posto di Massimo Zanon, che ha lasciato a febbraio 2015 dopo 15 anni di militanza; due stili diversi, quelli di Zanon e di La Rocca. Che non a caso ha un claim personale, ovvero Ciro c’è. Domanda - Il rapporto coi network, come lo vede? Risposta - Mah, un po’ come un matrimonio. Inizia con la fase del corteggiamento, prosegue col fidanzamento e si conclude con la festa del matrimonio. All’entusiasmo del primo anno segue l’abitudine che tende ad appiattire tutto, i (possibili) tradimenti e poi inizia la crisi. Tra t.o. e reti, crisi significa cercare altri partner, ma prima ci si deve guardare negli occhi e porsi la classica domanda “Ma mi ami ancora?” C’è chi risponde “Ricominciamo!” e chi volge lo sguardo da un’altra parte... I Grandi Viaggi ha quattro network di riferimento (Geo, Welcome, Gattinoni e Bluvacanze) e, sebbene tra inevitabili alti e bassi, quando ci sposiamo difficilmente tradiamo. D - Cosa è cambiato nel mercato, negli ultimi anni? R - È sparita la fascia media, quella che non badava solo al prezzo, ma anche al prodotto e alla destinazione. Ora lo scontrino medio de iGV è 1.600 euro, perciò diciamo alle agenzie: “Affidaci il cliente più pesante che hai, sai di metterlo in buone mani”. D - Cosa significa Ciro c’è? R - Significa “Dimmi, cosa posso fare per te?” perché il sottoscritto ha il cellulare aziendale acceso 24 ore su 24, risponde anche a Natale e a Ferragosto, e se un’agenzia ha un problema con un cliente, quella è la MIA agenzia e quello è il MIO cliente

trivellon-giorgio.jpgclubmed-logo.jpgAndata e ritorno, per il responsabile vendite Club Med Italia Giorgio Trivellon. Una carriera iniziata come G.O. in villaggio, oltre 20 anni fa, quindi al reclutamento e poi al commerciale, una breve parentesi in Valtur, quindi nuovamente al Club dal 2012.

DomandaLe due maggiori differenze tra il Club Med degli anni ’90 e quello di oggi: una positiva, una negativa.  Risposta – Il DNA del Club è rimasto invariato negli anni, sono enormemente migliorati gli standard di servizio. Abbiamo abbandonato capanne e docce in comune, che caratterizzavano i villaggi degli anni ’70, e oggi proponiamo solo resort a 4 e 5 stelle. Niente più braccialetti con le palline, per il bar, ma formula Premium All Inclusive. Certo, è il G.M. (il cliente, al Club – ndr) che è cambiato: è molto, molto più esigente di prima. Se l’areo ritarda di un’ora, è un guaio. Vent’anni fa, si metteva in un angolo a bere qualcosa, e non ci faceva caso. DC’è un episodio che racconta, meglio di tutto, l’ “esprit du Club”? R – Anni fa ero all’aeroporto di Nizza ed ero arrivato tardi al check-in. “Nulla da fare, il volo è chiuso” mi dice l’addetta della compagnia, senza neanche un sorriso di comprensione. Si fa avanti il capo-scalo, che aveva sentito tutto: “Senta, vediamo cosa si può fare. Adesso chiamo il pilota e l’accompagno personalmente sotto-bordo, con l’auto di servizio”. Ci precipitiamo, si apre il portello, faccio per salire a bordo, lo ringrazio commosso. “Sa perché l’ho fatto?” mi dice “Perché “le client d’abord” l’ho imparato al Club, ci ho lavorato anch’io, sa? Come G.O., tanti anni fa...” DQuali sono le tre sensazioni che un G.M. prova trascorrendo una vacanza al Club, oggi? R – La sensazione di felicità, la stessa teorizzata più di mezzo secolo fa dal fondatore del Club Mèditerranèe (allora si chiamava così – ndr) Gerard Blitz. La sensazione di libertà, ovvero poter fare tutto (sport, attività, vita notturna) o nulla (sole, mangiare e relax, e basta), a propria totale discrezione. Staccare la spina, ovvero sapere che per quella settimana di vacanza, il mondo rimane fuori. Perché la felicità è a portata di mano.

 

peci-marco.jpgquality-group-logo.jpgMarco Peci è il direttore commerciale di Quality Group e quindi gli tocca l’onere di tenere la barra dritta: sul prodotto, sul mercato, sui conti. In un’impresa sui generis come quella guidata da Michele Serra (8 t.o. consorziati, ognuno per sé e Dio per tutti) non è un lavoro facile, soprattutto di questi tempi. T.O. News gli pone tre quesiti.

Domanda - Il business model del t.o. tradizionale è morto e sepolto. La risposta di Quality Group è tutta nel claim “Specialisti per passione”? Oppure c’è altro? Risposta - Si comincia dalla passione, poi però serve un sistema che valorizzi le esperienze passate, comprenda le esigenze del viaggiatore contemporaneo e le organizzi grazie a una tecnologia up-to-date. In tutto questo, il ruolo del  product manager è fondamentale: uno bravo, oggi, ne vale dieci di qualche anno fa. D - Quality Group vende 50% da catalogo e 50% su misura: dove sposterebbe il piatto della bilancia? R - Oggi le due linee di prodotto hanno pari dignità. Però, viste le politiche di allotment alberghiero e di pricing dei vettori, che stanno prendendo piede, è quasi inevitabile che il domani spetti al su misura. D - È noto che i network di agenzie non L’affascinano più di tanto, e la politica commerciale di Quality Group lo dimostra. Perché? R - Non abbiamo mai creduto nel rapporto indifferenziato con decine di network, alcuni inevitabilmente poco coinvolti nella valorizzazione dei nostri prodotti e delle nostre destinazioni. Da qualche anno, dopo un’attenta selezione, collaboriamo con sole cinque reti: stima e rispetto reciproci, risultati concreti  e misurabili. Proseguiremo su questa strada.

value-holding-logo.jpgUn anno e mezzo dopo l’acquisizione di Marevero, Giuseppe Sergnese, presidente di Value Holding SpA, si è fatto un’idea precisa della filiera tour operator / agenzie / consumatore, e lo dimostra con queste tre risposte secche e precise.

Domanda - Fino al 2012 Lei si occupava di aerei e aeroporti, poi ha investito nel tour operating (Marevero) e nella distribuzione (Liberi Tutti): di quello che ha visto finora, cosa Le è piaciuto di meno? Risposta - La gente che non si parla. Ognuno va per conto suo, ognuno pensa di essere più furbo degli altri, il mio tour operator è meglio del tuo, il mio network è più figo del tuo. marevero-logo.jpgL’ipotesi di mettersi insieme, di condividere le proprie forze, di creare un business condiviso, non la prende in considerazione nessuno. Quando, a una riunione tra colleghi, ho parlato di cartello, mi hanno guardato male. D - Lei ha dichiarato pubblicamente: il modello di business del charter è morto. Perché? R - Perché è nato quando non c’erano le low-cost, quando non c’era Internet, quando per andare in vacanza a Sharm o a Rodi l’unica scelta era tra un catalogo del tour operator o l’altro. Oggi è cambiato tutto e il charter non funziona più. Anziché adeguarsi, è rimasto indietro, e ora è troppo tardi per tornare in auge. Riposi in pace. D - A cosa serve una piccola rete di agenzie, come Liberi Tutti, a un t.o. come Marevero? R - A ribaltare gli schemi: è il mercato che comanda, giusto? Chi ha in mano il mercato, almeno quello tradizionale? Le agenzie. Quindi, chi deve stabilire cosa vendere? I product manager dei t.o., o gli agenti di viaggi? Questi ultimi, ovviamente. Liberi Tutti serve a Marevero per suggerirgli cosa comprare, a quanto e - soprattutto - a quanto venderlo. Col giusto margine, ovviamente: un dettaglio al quale tanti soloni del settore non danno la giusta enfasi, secondo il mio modesto parere.