Conferenza stampa Hotelplan Italia, Milano, marzo 2013. Raro, molto raro che un manager del turismo si esprima in questi termini: “Dal 2007 a oggi abbiamo perso il 60% del volume d’affari. Siamo sotto di 80 milioni di euro solo negli ultimi due anni. Chiuderemo la divisione Mice H-Events e cederemo le ultime agenzie aperte al pubblico a Gattinoni Travel Network. Il parametro di produttività per dipendente non è adeguato agli standard di un t.o. moderno: l’anzianità di servizio del personale e la sua affezione all’azienda sono entrambe alte, ma questo non c’impedirà di mettere in mobilità 150 collaboratori. La parola d’ordine è razionalizzazione”. Viva la sincerità di Luca Battifora, neo d.g. di Hotelplan Italia, al cospetto del CEO svizzero Thomas Stirnimann. Una volta tanto, nessuna indulgenza, nessuna lisciata al pelo dei giornalisti, né delle agenzie di viaggi (che anzi verranno ridotte a 2.500). Lacrime e sangue, e razionalizzazione. Questa piace senz’altro agli svizzeri, le prime non piaceranno agli italiani. Alternative non ce ne sono.
Solo 8 anni: è cambiato un Papa, e il mondo è diventato digitale
C’è una foto che ha fatto il giro del mondo, in concomitanza con l’ascesa al soglio pontificio di Papa Francesco, e che rende bene l’idea di rivoluzione digitale che ha segnato questi ultimi anni. L’immagine è divisa in due, ma riprende la stessa scena: la folla che, assiepata in piazza San Pietro, accoglie il neo-eletto Papa che si affaccia per la prima volta al balcone della basilica. Il 13 marzo 2013 è toccato a Papa Francesco, ed è stata una tempesta di scatti e di flash, grazie a tablet, smartphone e telefonini. 8 anni fa, il 19 aprile del 2005, toccò a Benedetto XVI: la folla è la stessa, ma si nota un solo, timido Motorola StarTAC intento a scattare una foto a bassissima risoluzione. È passato meno di decennio, ma sembra un secolo fa. Chi vende viaggi e vacanze dovrebbe mettere questa immagine come screensaver del proprio desktop. Anzi, meglio, del tablet.
A dicembre 2012 è calata la saracinesca (anche) su Welltour
Il testo che campeggia sull’home page di quello che una volta era il sito di Welltour non lascia speranze: “A dicembre 2012 si conclude l'attività di Welltour, la tua vacanza potrà continuare con le proposte del Gruppo Alpitour”. In effetti è una decisione del nuovo a.d. Alpitour, Gabriele Burgio, maggiore azionista di Welltour Srl, ad aver sancito la fine dell’avventura del t.o. genovese fondato da Remo Bodrato. “Il progetto Welltour nacque nel 2009 per cogliere una parte di traffico che altrimenti non sarebbe stata intercettata dagli altri brand Alpitour” spiega l’ex a.d. “Per questo si è voluta una società indipendente, formata da un gruppo di professionisti (molti dei quali provenienti da Columbus, caduto sotto la mannaia del default Ventaglio - ndr) che dovevano portare traffico, con un orizzonte temporale di tre anni, anche in termini di volumi e di margini (clicca qui). Abbiamo movimentato 120.000 clienti, prenotati da 3.500 adv, ma i margini del prodotto, sebbene positivi, non sono stati sufficienti a coprire i costi di struttura”. Bodrato calare il sipario sulla sua creatura con un orgoglioso “Welltour chiude senza debiti, senza contenzioso e con cassa positiva”. Onore delle armi al collega, ma ennesimo nome che va ad aggiungersi al cimitero dei tour operator di questo ennesimo annus horribilis del turismo italiano.
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Per Cisini, il Milan è Kuoni e l’Inter è Hotelplan
La battuta migliore è, come spesso accade, quella del neo CEO, Marco Cisini: “Mi sento come l’ex interista Balotelli quando è stato acquistato dal Milan, e io sono milanista”. L’Inter di Cisini è Hotelplan Italia, dove ha trascorso tutta la carriera e che ha lasciato pochi mesi fa. Il Milan invece è Kuoni Best Tours, neo acquisto di The RS Holding Srl, ovvero Alessandro Rosso, imprenditore in proprio da anni, figlio di Franco Rosso, uno dei padri del tour operating italiano. Le cifre dell’affare non sono state diffuse, in ossequio alla riservatezza svizzera, ma soldi - si sa - ne girano pochi e Rosso ha risolto un problema a Kuoni Zurigo, che sta dismettendo filiali in mezza Europa (Olanda, Belgio, Spagna, Russia e ora anche Francia). La squadra formata dal presidente Alessandro Rosso, da Cisini e dal confermato COO Stefano Cerrato ha un bel passato alle spalle. Avrà bisogno anche di fortuna e del favore degli astri (economici).
Exor, la holding di partecipazioni della famiglia Agnelli guidata da John Elkann, ha pubblicato i risultati della prima semestrale del 2012, con l’abituale scarno comunicato sul sito istituzionale (clicca qui). A seguito della cessione della controllata Alpitour SpA a Seagull SpA nell’aprile 2012 (clicca qui) Exor ha registrato una plusvalenza netta nel bilancio separato pari a 141,3 milioni di euro (162,9 milioni di euro a livello consolidato). Seagull (della quale Exor è socia al 10%) ha pagato Alpitour 225 milioni di euro, di cui 15 a titolo di prezzo differito, che maturerà interessi, ma il prezzo potrebbe lievitare in virtù del risultato economico ottenuto dagli investitori al momento della cessione del pacchetto di maggioranza. Ovvero, se Seagull sarà brava a far quadrare i conti e Alpitour acquisirà valore, a guadagnarci sarà anche l’ex proprietario Exor.